Consigliato si
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Nel 1993 in Somalia comanda l'orrido Aidid che letteralmente fa morire di fame il popolo sottraendo gli aiuti umanitari occidentali. Gli Americani decidono di catturare alcuni complici del signore della guerra. Al blitz partecipano i soliti reparti speciali: Rangers, Delta Force eccetera. Sulla carta l'operazione è perfetta, ma nella realtà ben presto il controllo viene perso. L'"imprevisto" è l'abbattimento di un elicottero (il senso del titolo) proprio in una piazza di Mogadiscio. Da quel momento il film diventa una battaglia più realista di una battaglia vera. Il famoso sbarco a Omaha di Spielberg nel Soldato Ryan rispetto all' "incidente di Mogadiscio" è quasi una gita. Lo sbarco durava diciannove minuti, qui ci sono due ore buone di spari. Certo, sembra davvero un videogame di guerra. Strategia sulla strada, dall'alto coi video, dallo stato maggiore. E poi sangue, sangue e ancora sangue. E poi troppe storie: sono una ventina i soldati che vengono tallonati dal regista. Quasi non c'è il tempo di conoscerli. Era meglio lo Scott di Thelma& Louise, anche se il regista, e la verità del film, meritano riguardo.
Storia di truffatori, di ladri, di gente disonesta. Roy è un baro da strapazzo che lavora in coppia con Frank.La loro società è fruttuosa: Roy è ricco e vive in una bella casa, asettica e ordinata. Roy ha però molti problemi:lasciato 14 anni prima dalla moglie incinta, oppresso dai sensi di colpa, è afflitto da agorafobia ed è devastato dai tic. Rischia di andare in pezzi quando arriva a cercarlo la figlia adolescente, Angela, che anzichè scandalizzarsi, vuole imparare il suo mestiere. Matchstick Men è una commedia lontanissima dai kolossal di Scott con un solo effetto speciale: una scena di allucinazione. Costruito con una sceneggiatura di ferro (battute esilaranti e ritmo perfetto), ricco di colpi di scena, il film vuole mettere in scena il lato comico delle manie e delle deviazioni dei comportamenti umani. Il regista schiva con leggerezza le trappole del
Se una donna ha gli stessi diritti di un uomo, perché non può diventare una guerriera nel più rischioso dei corpi speciali (Navy Seals)? Viene scelta Jordan “Jane” O'Neil che ha ottime note di servizio. Tra fasi: arruolamento, addestramento, impresa militare (in Libia). La storia è raccontata dal punto di vista del delirio masochista della protagonista (D. Moore che figura anche tra i produttori), ma difficilmente il buon senso di uno spettatore non perverso può condividere una battaglia per i diritti civili così idiota. Il succo è in una battuta che la Moore con i capelli rasati alla Giovanna d'Arco sul rogo rivolge al sadico addestratore: «Capo istruttore, mi succhi il c...!» D'altra parte “R. Scott arranca come un
Da una cittadina dell'Arkansas due amiche partono in auto per un weekend lasciando volentieri a casa i rispettivi uomini. Quando Thelma (G. Davis), la più giovane, sta per essere violentata, Louise (S. Sarandon) interviene e uccide l'aggressore: la loro gita si trasforma in fuga. Braccate dalla polizia, le due fuggitive scoprono una nuova dimensione della vita e una parte sconosciuta di loro stesse. 7°
Mike Keegan è un poliziotto che vive nel quartiere a rischio di Queens con la moglie e il figlio che ama. Un giorno viene incaricato di proteggere Claire Gregory, una bella appartenente alla upper class. Costei è stata minacciata da un criminale che ha compiuto un omicidio di cui la donna è stata testimone. Progressivamente Mike se ne innamora anche se finisce inconsapevolmente per metterla in pericolo. Ma in grave pericolo è anche la sua situazione familiare.
Chi legge la breve sintesi qui sopra non può sfuggire al ricordo di innumerevoli altri film con un plot analogo. C’è allora da chiedersi perché lo Scott di Blude runnen e di Alien abbia accettato di dirigere un film dal soggetto così debole. Si ha l'impressione che sia stata proprio la sfida a spingerlo alla prova. Ecco allora che Scott rimescola le carte. Mette a confronto (come classicità vuole) la mora (non ricca e moglie) e la bionda (ricca e amante) ma non fa dell'una la vittima passiva e dell'altra la mantide divoratrice. Sono invece due donne che vedono messa in pericolo la loro quotidianità ormai acquisita. L'una per la minaccia di un killer, l'altra per la possibile frantumazione del proprio nucleo familiare. Tra questi due poli si muove un Berenger utilizzato per un ruolo differente rispetto a quelli fino ad allora affidatigli.
Ma Scott aggiunge un protagonista in più: il décor. È lo spazio (per lui fantascientifico) in cui si muove Keegan dal momento in cui entra 'a palazzo'. La musica classica sottolinea questa dimensione di stupore sottolineando la distanza di classe sociale di 'mondi', l'"alienità" che raggiunge il suo apice nella scena girata al Guggenheim.
L’astronave Nostromo sbarca su un pianeta da cui proviene un SOS, ma la colonia sembra essere disabitata. Nel corso di una ricognizione, un membro dell’equipaggio viene attaccato da un essere a forma di ragno. La situazione precipita: i coloni sono stati in realtà sterminati da una razza aliena che ha trasformato la base in una gigantesca covata.
L’idea della specie aliena che usa il corpo degli esseri umani come ospite per la proliferazione parassitaria non era nuova già nel 1979 – basti pensare a L’invasione degli Ultracorpi di Siegel. Eppure l’alieno, concepito dalla follia visionaria di H.R. Giger e realizzato da Carlo Rambaldi, è divenuto nel corso degli anni una vera e propria icona,
Lo stesso titolo, Alien, sembra riferirsi tanto all’essere alieno quanto all’ambiente entro cui si svolge la storia: le creature divengono padrone di tutto ciò che serve al loro scopo, tanto dei corpi usati come materia prima organica quanto della base spaziale, nonostante questa sia opera degli uomini. L’angoscia generata dal film sta proprio nel disperato girovagare dell’equipaggio tra i claustrofobici labirinti della colonia, in cerca di un’impossibile salvezza. Sale progressivamente, nei personaggi e nel pubblico, la consapevolezza che gli alieni braccano gli umani come il gatto fa col topo. Un gioco crudele che al topo riserva solo due finali: la fuga, o la morte.
La più inquietante meditazione sul ruolo della specie umana nel cosmo che il cinema
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È la storia di un duello che, continuamente interrotto per ragioni diverse, dura quindici anni. I duellanti sono due ufficiali francesi degli Ussari dell'epoca napoleonica, ossessionati da una assurda rivalità. Da un racconto (1908) di J. Conrad, un film di raffinata eleganza figurativa. I 2 attori americani iniettano una carica di selvaggia energia in una confezione britannica fin troppo agghindata. 1° lungometraggio di R. Scott, regista pubblicitario, come il fratello Tony.
Harlem, 1968. Frank Lucas, gangster nero e "ricercato", ama la famiglia, prega in chiesa e fa la guardia a Bumpy Johnson, un "padrino" che accoglie le suppliche di Harlem e distribuisce tacchini il Giorno del Ringraziamento. Richie Roberts, detective ebreo e incorruttibile della contea di Essex, sta divorziando dalla moglie, ha dimenticato di dire le preghiere e dà la caccia ai malavitosi e ai distributori di tacchini. Alla morte di Johnson, Lucas, più moderno e manageriale del vecchio padrino, subentra nelle sue attività, elimina gli avversari e diventa in pochi anni un potente boss della droga. Scavalcando le famiglie mafiose e rifornendosi di eroina direttamente nel sud-est asiatico, Lucas accumula una fortuna e attira l'attenzione di Richie Roberts. I loro percorsi, opposti e paralleli, si incontreranno sotto il ring del match del secolo: Alì-Frazier. American Gangster abbatte ogni steriotipo e ridefinisce la figura del gangster dando alla pellicola un tocco di vera realtà. Non stiamo parlando di un film sfrenato ed irrazionale alla Die Hard, ma di un poliziesco attento e scrupoloso, dove el sparatorie non durano giorni interi, ma la vera cattiveria è esplicata dai discorsi e dalle gesta dei protagonisti. Si assiste alla vita che si evolve in parallelo del Gangster (Denzel Washington), pronto a tutto per acquisire un posto importante tra la malavita cercando di "tutelare" la clientela con merce buona a poco prezzo, e Il poliziotto( Russel Crowe) che dedica la sua vita al lavoro tanto da denunciare 1 milione di dollari ritrovato in una operazione. Accattivante.


Ridley Scott ci colpisce ancora una volta. Con l'azione ci sa fare(vedi Alien) ma con la storia un pò meno. Il Gladiatore non rispecchia ciò che è realmente avvenuto sotto Marco Aurelio e Commodo ma interpreta romanzando la storia romana. Scott se ne infischia della realtà e se questi sono i risultati come dargli torto. Russel Crowe spadroneggia per tutta la durata del film accompagnato da un abilissimo J. Phoenix che ci regala un personaggio fantastico in tutte le sue sfaccettature. Tornando a Crowe, egli è abile sia nei panni del generale che nei panni dello schiavo prima e del gladiatore poi. Lo scopo è quello di riportare la repubblica a Roma (pura utopia come la storia romana ci racconta) e di eliminare un delirante Commodo impossessatosi di Roma dopo il parricidio di Marco Aurelio. I molti errori storici (alcuni abbastanza goffi e ridicoli) non cambiano la sostanza dei fatti: Scott ha realizzato un film che rimarrà nella storia del cinema e nelle memorie di chi lo ha visto e chi lo ha apprezzato veramente! Un film da vedere e rivedere soprattutto per un Russel Crowe assolutamente divino in un ruolo quello dell'eroe che appare facile da fare per un attore,a cui però Crowe ha dato nuova solfa consegnando agli annali un interpretazione esemplare e un film fantastico un autentico capolavoro di regia e recitazione.
"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione...e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino le porte di Tannoizer... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo.... come lacrime nella pioggia...è tempo di morire".