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giovedì 7 febbraio 2008

manderlay (2005)

Locandina Manderlay

Trilogia di Von Trier sugli Usa capitolo secondo. Stessa struttura scenografica ma fondamentali cambiamenti degli attori: Brice Dallas Howard al posto di Nicole Kidman e Willem Dafoe in sostituzione di James Caan. Stessa impronta polemica ma senza calcare sul pedale dell'emozione. Questa in sintesi l'impronta complessiva di Manderlay Su un tema tabu' (anche per il cinema americano e non, che lo ha trattato non a sufficienza e spesso annegandolo in sovrabbondanti dosi di melassa e stereotipi): lo schiavismo. Questa volta Grace si ferma in Alabama dove trova una cittadina, Manderlay, in cui le regole della schiavitu' regnano sovrane. Grace ne 'libera' gli abitanti e impone la democrazia. Che ha inizio dal decidere a maggioranza che ore sono. Ma la democrazia non si sviluppa per imposizione. Soprattutto con chi non ci e' mai stato abituato. Essa richiede poi (in Usa) delle scelte dure. Grace evita la vendetta collettiva nei confronti di una donna che ha rubato il cibo a una bambina malata ma le deve dare la morte 'legale' di persona. Von Trier e' assolutamente politically uncorrect e se ne vanta, affermando che in politica non si puo' essere "correct", che non ci debbono essere argomenti tabu' altrimenti il dibattito muore. Lo e' grazie anche al contributo di due bravi attori neri come Danny Glover e Isaak de Bankole' i quali, pur affermando che si tratta della lettura di un bianco, si dichiarano orgogliosi di avere partecipato a questo film che, frenando sul versante emotivo, riesce a provocare in modo ancora piu' lucido del solito.



By Mymovie
Consigliato a chi è piaciuto Dogville

lunedì 21 gennaio 2008

Il grande capo (2006)

Un film di Lars von Trier. Con Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson, Iben Hiejle, Henrik Prip, Mia Lyhne, Casper Christensen, Jean-Marc Barr, Louise Mieritz. Genere Commedia, colore 99 minuti. - Produzione Danimarca, Svezia 2006. - Distribuzione Lucky Red
In Danimarca un'importante società che si occupa di informatica sta per essere venduta ad un burbero islandese, Finnur, che vuole firmare il contratto con il proprietario. Il vero proprietario, Ravn, però non ha mai rivelato la sua identità, fingendo di essere un semplice esperto legale che operava per conto del grande capo. Decide quindi di assumere un attore disoccupato, Kristoffer, perché reciti la sua parte per concludere la cessione dell'azienda. La firma del contratto viene, però, ritardata e a Kristoffer è richiesto di recitare il ruolo del grande capo anche con gli stessi dipendenti, in modo da scaricare il vero proprietario dalle responsabilità delle scelte più impopolari passate e future. La situazione è però destinata a sfuggire di mano...
Una commedia molto singolare così com'e singolare la mano del regista Lars von Trier che la rappresenta non tralasciando nessuno dei canoni teatrali del genere; il regista diventa parte integrante del racconto fornendoci via via il canovaccio della storia. Una commedia ironica che critica le dinamiche del mondo aziendale, con un finale tutto da vedere.
Consigliato Si

venerdì 4 gennaio 2008

lars von trier

Lars von Trier

Finalmente un pugno alla cinematografia mondiale e un regista dallo spirito controverso che si compiace del trionfo del male a discapito del buonismo della morale cattolica di fine secolo. Irresistibile nel suo screening della purezza e della platealità, perfetto il taglio evidente che ha dato a quel visionario e prettamente costruito da effetti speciali computerizzati che sono tipici della macchina Studios. Nascono da questi smaccati deliri da autore astratto alcuni dei più grandi capolavori contemporanei della settima arte, che riesco veramente a emozionare e disturbare l'animo umano. Nasce con queste prospettive e queste caratteristiche la figura di Lars von Trier.
Probabilmente il più ambizioso e visivamente distintivo regista emerso delle gelide acque danesi, tanto care alla sirenetta, assieme a Carl Theodor Dreyer. Autore del movimento cinematografico Dogma 95, costituito da un esiguo numero di registi associati che rispettano un codice anti-hollywoodiano composto da 10 regole: 1) le riprese devono esse fatte sul luogo, il set non deve essere costruito; 2) il suono non deve essere separato dalle immagini e viceversa (la musica può rimanere se è nel contesto); 3) la camera deve essere tenuta a mano; 4) la pellicola deve essere a colori, le luci speciali sono vietate; 5) filtri e trucchi visivi sono vietati; 6) il film non deve contenere omicidi, armi, azioni violente; 7) il film deve seguire la regola del "qui e ora", sono vietati salti temporali e geografici nella narrazione; 8) il film di genere sono vietati; 9) il formato della pellicola deve essere "Academy 35 mm". Scopo di tutto questo, secondo von Trier è «costringere la verità a uscire dai personaggi e dalle ambientazioni». Più che una ricerca cinematografica, è una ricerca filosofica della vera morale, che va a svantaggio (a volte) del buongusto e dell'estetismo. Esattamente come un reale ed effettivo dogma di fede con il suo carattere di indiscutibilità.
Figlio di un'impiegata nel servizio civile e di un impiegato del ministero danese, scopre solo nel 1995 e dalla madre morente, che il suo vero padre è in realtà un ex datore di lavoro della donna: Fritz Michael Hartmann, scelto dalla madre perché "voleva dei geni artistici per suo figlio" (Hartmann è il discendente di un'antica famiglia di illustri compositori musicali). Von Trier cercherà di rintracciarlo e una volta trovato (novantenne), dopo estenuanti colloqui, otterrà di poter inviargli qualche comunicazione solo tramite un avvocato.
Nipote del regista Børge Høst, entra nella Danish Film School, adottando il "von" in onore al regista Josef von Sternberg, e - ancora studente di cinematografia - diventa autore dei suoi primi cortometraggi: Nocturne, 1980, e Images of a relief, 1982, che vince il premio come miglior film al Munich Film Festival, l'anno seguente. Una volta laureato sposa la regista, sceneggiatrice, produttrice e attrice Cæcilia Holbek dalla quale divorzia nel 1996, per sposare la molto giovane babysitter dei suoi due figli, Bente Frøge, ingravidando per ben due volte anche quest'ultima. Grandissimo amico di Udo Kier e di Jean-Marc Barr, attira su di sé l'attenzione internazionale con il suo primo film L'elemento del crimine (1984), una pellicola a tinte gialle che sfiora l'espressionismo, ma si mischia fortemente con elementi moderni e impasta a piene mani nel campo della psicologia criminale. La pellicola, che narra la vicenda di un investigatore che racconta a uno psichiatra di essere coinvolto in una serie di omicidi seriali, vince il Gran Premio Tecnico a Cannes e gli permette di essere paragonato dalla critica a Andrei Tarkovsky e Orson Welles.
Autore di spot pubblicitari, videoclip e cortometraggi, oltre che importanti film tv come l'intensa Medea (1987), ritorna al grande schermo prima con Epidemic (1987) e poi con Europa (1991), storia di un americano di origine tedesca che nella Germania del 1945 va a trovare i propri parenti. Anche questa volta fa incetta di premi a Cannes, ritornando in patria con il Premio della Giuria, il suo secondo Gran Premio Tecnico e il Premio per il Miglior Contributo Artistico. La pellicola attira perfino l'attenzione del re del box office americano Steven Spielberg che gli offre di dirigere in America un film, ma von Trier per nulla attirato dal viaggio (ha la fobia del volo) e dai meccanismi hollywoodiani di cui Spielberg è la rappresentazione più alta, declina la proposta.
Poi, dopo il grandissimo successo di pubblico europeo per il suo telefilm horror The Kingdom/Il Regno, serial televisivo di cinque ore ambientato in un ospedale che si rifà alle vecchie ghost story vittoriane e allo stile surrealista di Twin Peaks di Lynch – che in Italia ha avuto un destino sfortunatissimo dato che è passato fugacemente in sala e poi è stato distribuito immediatamente in VHS e successivamente trasmesso, a tarda ora, in televisione – il 20 marzo 1995 all'Odéon di Parigi, in occasione di un dibattito sul centenario del cinema dal titolo "Il cinema verso il suo secondo secolo", von Trier legge il manifesto del Dogma 95 e poi esce dalla sala gettando in aria volantini rossi con le regole sopraccitate. Oltre a lui, gli altri registi appartenenti al Dogma sono: Thomas Vinterberg, Søren Kragh-Jacobsen e Kristian Levring e l'intero movimento di scioglierà a dieci anni esatti dalla sua formazione.
Nasce con queste premesse il bellissimo Le onde del destino (1996) con Emily Watson, Jean-Marc Barr, Katrin Cartlidge e Stellan Skarksgard, che vince meritatamente il Premio della Giuria a Cannes, nonché il Premio César come miglior film straniero. La storia della schizofrenica e ritardata Bess che sposa un operaio sessualmente esuberante e si consuma per lui fino a morire, è una delle pellicole più emozionanti della cinematografia mondiale che riesce a tenere per ben un anno intero il pubblico dentro le sale cinematografiche.
Segue al dissacrante Idioti (1998), un altro capolavoro che però smentisce completamente le regole del Dogma 95: Dancer in the Dark (2000) con la pop star islandese Björk, Catherine Deneuve e David Morse. Musical dalle tinte nere che narra la melodrammatica storia di un'operaia che arriva in America dalla Cecoslovacchia e scopre di essere affetta da una cecità progressiva che si potrebbe estendere perfino al figlio. Vincitore della Palma d'Oro, tragico e agghiacciante, il film è una provocazione pura dove si miscela essenzialità e sofisticazione. Nel 2003, sarà poi la stessa diva Nicole Kidman a proporsi come sua attrice in un film e von Trier (come aveva già fatto con la Deneuve) accetta, offrendole il ruolo principale in Dogville (2003), una delle sue pellicole migliori che si avvale, oltre della Divina, di Paul Bettany, Lauren Bacall, James Caan, Ben Gazzara, Chlöe Sevigny e ancora Skarsgard.
Dogville fa parte di una trilogia che segue le avventure di Grace, una giovane e bella ragazza, in viaggio da un paese all'altro degli Stati Uniti, incontrando le ipocrisie e la meschineria degli abitanti, ma (al contrario di tutte le eroine femminili create da von Trier che l'hanno preceduta), dopo aver incassato dei colpi da questi, Grace è pronta a restituirli, evitando di soccombere fino all'ultimo respiro. Prettamente brechtiano, con qualche retaggio del Dogma, la pellicola vince il David come miglior pellicola straniera e l'European Film Award come miglior regista. Segue, con il cambio dell'attrice (la Kidman disse che era troppo faticoso lavorare con von Trier, per questo venne scelta la non proprio eccellente Bryce Dallas Howard), Manderlay, pellicola della trilogia di Grace, incentrata sul tema della schiavitù.
Sospesa poi la saga sugli Stati Uniti, si concede qualcosa di più leggero: la commedia Il grande capo (2006), una pellicola sperimentale che si avvale di un'inedita tecnica di ripresa: l'automavision, vale a dire la macchina da presa che è fissa e mossa solo e unicamente da un computer. Fondatore della Zentropa Enterprizes, casa di produzione danese creata con Peter Ålbæk Jensen, von Trier si è lanciato nel 1991 nel progetto Dimension con Udo Kier. I Il film riprenderà l'attore per 3 minuti ogni anno, il giorno di Natale in differenti città d'Europa, per un periodo di 33 anni. Il progetto dovrebbe terminare nel 2024. Assurdo? No, è solo l'indimenticabile e sensuale von Trier con un altro dei suoi capolavori.

giovedì 27 dicembre 2007

Dogville (2003)

Un film di Lars von Trier. Con Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Siobhan Fallon, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson, Jeremy Davies, Philip Baker Hall, Paul Bettany, Lauren Bacall, James Caan, Harriet Andersson, Ben Gazzara, Blair Brown. Genere Drammatico, colore 165 minuti. - Produzione Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia 2003.
Locandina Dogville


Per gli amanti della fotografia alla " essere John Malkovic" o se ti lascio ti cancello" ecco a voi un film completamente fuori dagli schemi capace di appassionarvi o disgustarvi solo a seconda dei vostri gusti ma come una buona rappresentazione teatrale riuscirà a porre al centro di tutto la capacità degli attori, unici elementi al centro di uno sfondo nero e surreale.Il regista Lars Von Trier fa scelte che già si era messo in luce per scelte radicali e a volte discutibili usa la telecamera come un un pittore surrealista usa il pennello lasciando solo a chi osserva la possibilità di capire il suo messaggio, tecnica già usata in Dogma. Resta solo un 'Dog' nel titolo del film ma il regista danese, con l'avvio di questa trilogia rompe col passato confermando paradossalmente la continuita'. Niente piu' camera a mano o sfocature estemporanee ma un'assenza quasi totale di scenografia in favore della parola e dei gesti.Il questo particolare film partecipa, da protagonista, Nicol Kidman, che con una recitazine diversa dal solito, ma decisamente appropriata, riesce ad esplorare il mondo della recitazione decontestualizzata, importanti sono anche le presenze di attori del calibro di Ben Gazzara o James Caan. Trama.....Sfuggita all'inseguimento di due killer, la bella Grace arriva nella sperduta cittadina di Dogville. Grazie all'aiuto di Tom, portavoce della comunità, Grace riesce ad ottenere protezione a patto che sia disposta a lavorare per la comunità. Ma quando si viene a sapere che la donna è una grossa ricercata, gli abitanti di Dogville avanzano nei confronti di Grace sempre maggiori pretese. Ma Grace nasconde un segreto che farà pentire tutta Dogville di aver mostrato i denti contro di lei.