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lunedì 21 gennaio 2008

The Diparted - Il bene e il male (2006)

Vite, professione, pericoli e destini paralleli di Matt Damon e Leonardo DiCaprio. Il primo dà corpo e volto a Colin Sullivan, il secondo a Billy Costigan, poliziotti. Billy-Leo proviene da padre (quasi) mafioso e da madre di famiglia bene. Un contrasto che ne fa un tormentato triste e aggressivo. L’altro viene “tirato su” fin da piccolo dal boss Costello (Nicholson), che se lo ritroverà agente primo della classe, inseritissimo nella polizia di Boston. Colin sarà dunque l’infiltrato di Costello nella polizia, Billy, l’infiltrato della polizia nella banda di Costello. Parte la costruzione di un’architettura complessa che fa leva sugli incarichi speculari dei due poliziotti: scoprire le talpe, cioè se stessi. Alla fine tutto si ricompone al meglio, che però forse non è il “meglio” che si attende lo spettatore.
In questo quadro agiscono: agenti dell’Fbi, doppi e tripli infiltrati, psicologa sexy che divide il letto ora col poliziotto ora col presunto criminale, sergente antipatico ma efficiente, prostituta filosofa che si inginocchia a comando davanti al boss. Il tutto su di un tappeto di violenza tollerabile e di ironia come deterrente a lunghi discorsi sulla vita e sulla morte del grande Costello, meglio, del grande Nicholson, anche lui filosofo e gran conoscitore dell’animo – criminale- umano.
In questo senso non si può non citare lo sceneggiatore William Monahan che ha ripreso lo spunto di un thriller del 2002, Infernal Affairs, ambientato a Hong Kong. Monaham riesce a inserire la voce fuori campo, tanto cara al regista, con le giuste misure, come azione viva e non frenante. E poi gli attori: con una citazione in parti di contorno ma decisive per Alec Baldwin e Martin Sheen, i migliori se stessi, dunque efficaci. Rilevato un DiCaprio di straordinaria febbrile intensità e palestrato, con torace praticamente doppio di quando faceva Poeti dall’inferno. È il miglior film dell’era recente di Scorsese. Occorre tornare, come riferimento di altrettanta qualità, all’Età dell’innocenza. Quando raccontava di Dalai Lama o di gangs d’altri tempi, o di paramedici mistici, o di citizen aviatori-igienisti, faceva prodotti di ottimo mestiere, ma l’anima del figlio del Queens e di Brooklyn, era rimasta là, con De Niro, coi bravi ragazzi eccetera. Qui Scorsese ritorna a casa. Cambia solo nomi (irlandesi non più italiani) e grattacieli (Boston non più New York). Sì, Martin è tornato.

By Mymovie

Consigliato Si

36 - Qua des ofrevér (2004)

La Francia torna a sfornare film di grande qualità. Premiato dal pubblico al "Noir in Festival" di Courmayeur, 36-Quai des orvefres, presenta assieme per la prima volta, tre nomi notissimi del cinema d'oltralpe: Depardieù, Auteil e Dussolier, invischiati in una sordida storia di tradimenti e vendette all'ombra della centrale di polizia con sede nella via da cui il film prende il suo titolo.
I primi trenta minuti del film presentano le migliori sequenze "poliziottesche" degli ultimi vent'anni : dure, violente, ricche di suspance, pathos, originali nella forma e perfette nella realizzazione pratica ed interpretate magistralmente. Una volta esauritasi la forza dirompente dell'incipit, 36 cambia lentamente ed inesorabilmente faccia, diventando qualcosa di simile ad una tragedia shakespeariana, con la lotta a distanza tra i due protagonisti che si fronteggiano e lottano a forza di colpi bassi entrando in una spirale di violenza e morte che lascerà ben pochi personaggi vivi sul campo di battaglia. Diretto alla grande e sceneggiato alla stra-grande, 36 colpisce lo spettatore grazie alla freschezza e realismo della messa in scena, alla bravura degli interpreti, alla eccezionale colonna sonora, evocativa ma mai ridondante, ad una serie di dialoghi che, se fossero inseriti in un film americano, probabilmente, sarebbero oggi già sulla bocca di tutti. Insomma, in una parola, imperdibile.


Consigliato Si