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venerdì 8 febbraio 2008

nanni moretti

Nanni Moretti
Nella guerra dei Festival internazionali è sempre rientrato in patria con qualcosa fra le mani, e anche quando non è stato decretato vincitore, lui era il vero vincitore. Ma non è questo il bello di Nanni Moretti. È l'unico regista e autore italiano della sua generazione che può concedersi il lusso di fare i film che vuole, come e quando vuole, investendo sulla credibilità della storia, sulla visibilità degli attori, ma soprattutto su risorse cui nessun'altro autore italiano può attingere. Visivamente insignificante (la sua regia è essenziale fino al limite estremo), basa tutta la sua bravura su invenzioni di sceneggiatura brillanti che portano i riflettori dei mass media su temi e critiche importanti. È un regista politico, va detto, ma anche intimista, asciutto e sostanzialmente intelligente. La chiave del suo successo? Noi, il pubblico. Lo zoccolo duro sul quale questo autore si regge in piedi. A petto nudo, abbiamo sbattuto anche noi i pugni sul tavolo, infervorati in una riflessione. E chi meglio di lui ha saputo spiegarci, raccontarci, farci vivere una paternità, i suoi limiti, i suoi pregi? In fondo, Moretti parla a noi come parla l'amico del bar. Quello che ritroviamo seduto a tavolino, con il caffè fumante davanti (magari con una fetta di torta Sacher accanto), e che, nel mentre che scarta la bustina di zucchero, comincia a parlarti del suo ultimo giro in Vespa, dei risultati della squadra di pallanuoto italiana, di quando è andato al mare o di quando studiava all'università. Nanni è, insomma, il nostro amico del cuore… non per niente, il cuore sta a sinistra!
Figlio di un docente universitario di epigrafia greca e di un'insegnante liceale, entrambi romani, Nanni Moretti nasce quando i genitori erano in vacanza a Brunico. Infatti, vive e cresce a Roma. Lì, fin da bambino, si appassiona al cinema e alla pallanuoto (tanto è vero che nel 1970 arriva a giocare nella Nazionale Giovanile Italiana e nella serie A della Lazio), frequenta il liceo classico e poi il DAMS di Bologna, e comincia a formarsi politicamente dentro i movimenti extraparlamentari di sinistra. Una volta terminata la sua istruzione, vende la sua collezione di francobolli per comprare una Super8, con la quale, nel 1973, comincia a girare i primi cortometraggi con alcuni amici: La sconfitta (1973), storia della crisi di un ex sessantottino, e Paté de bourgeois (1973), dove si racconta la decadenza di una coppia. Ha difficoltà a emergere e a essere considerato dai produttori, ma poco gli importa, continua il suo lavoro scrivendo e dirigendo la versione demenziale e comica de "I promessi sposi" Come parli, frate? (1974), mediometraggio all'interno del quale recita il ruolo di Don Rodrigo.
Nel 1976, firma il suo primo film Io sono un autarchico, che esce al Filmstudio di Roma e genera un caso. Realizzato sempre con la fedele Super8, gonfiato successivamente in 16mm, la pellicola ha come protagonista Michele Apicella, alter-ego del regista in quasi tutti i suoi lavori (il cognome stesso è un omaggio alla madre di Moretti, Agata Apicella). Ma è con Ecce bombo (1978), il film cult presentato al Festival di Cannes, che Moretti entra definitivamente a contatto con pubblico e critica nelle vesti di regista. Ancora una volta, ritroviamo il suo personaggio Michele, fidanzato e perfettamente integrato con un gruppetto di amici, che però cerca il suo posto nel mondo, indagandosi nella psiche, con effetti di alienazione e straniamento. Moretti vince il Nastro d'Argento per il miglior soggetto originale. Ma è inaspettato, nel 1981, il Gran Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia per Sogni d'Oro, con Laura Morante e Alessandro Haber, all'interno del quale si ritrova Apicella alle prese con il film La mamma di Freud e con una serie di conseguenze che lo faranno apparire più antipatico e asociale che mai.
Molto affiatato con la Morante, nel 1984 gira Bianca, poi l'anno successivo vince il C.I.C.A.E. Award al Festival di Berlino con La messa è finita (1985), dove presenta la storia di un sacerdote alla prese con il dolore e i problemi dei suoi parrocchiani. Riconosciuto, ormai, come regista di spessore, nel 1986 diventa membro della Giuria del Festival di Venezia, ma desideroso di mantenersi fuori dai giochi di potere, nello stesso anno fonda, con Angelo Barbagallo, la società di produzione Sacher Film (nome scelto in onore del suo dolce preferito) che, oltre a produrre i suoi lavori, spingerà autori emergenti come Carlo Mazzacurati e Daniele Luchetti (con tanto di competizione e relativo premio, il Premio Sacher). A Moretti si deve anche l'apertura, a Trastevere, di una sala cinematografica: il Nuovo Sacher e nel 1997, la fondazione di una società di distribuzione, la Tandem.
Alla fine degli Anni Ottanta, gira Palombella Rossa, vero e proprio omaggio alla pallanuoto (pretesto per parlare dell'ennesima crisi d'identità), che vinse il secondo Nastro d'Argento per il miglior soggetto originale e fu un grande successo in Francia. Non particolarmente bravo come attore, nel 1991, diventa protagonista de Il portaborse, pellicola di Daniele Luchetti, che però gli permetterà di vincere il David come miglior attore protagonista e un terzo Nastro d'Argento come miglior produttore. Nel 1993, esce il suo capolavoro: Caro diario, con il quale vincerà la Palma d'Oro e il Nastro d'Argento come miglior regista. La pellicola è divisa in tre parti: In vespa, Isole e Medici e si passa dai sentiti omaggi al cinema e alla città che l'ha cresciuto, Roma, fino alla scoperta di un tumore benigno, passando per una ironica critica alla televisione. Un altro Nastro d'Argento lo aspetta come miglior produttore per La seconda volta (1995) di Mimmo Calopresti, ma forse la sua gioia più grande è quando Silvia Nono, sua moglie, mette alla luce suo figlio, Pietro, che noi conosciamo in anteprima in Aprile (1996).
Membro della giuria del Festival di Cannes, affronta il tema della paternità interrotta e dell'elaborazione di un lutto familiare ne La stanza del figlio (2001), dove ritrova Laura Morante e lancia un'ottima Jasmine Trinca nel panorama cinematografico italiano. La pellicola vince il Premio FIPRESCI e soprattutto la Palma d'Oro a Cannes per il miglior film, senza dimenticare il Nastro d'Argento per la categoria miglior regista. Presidente della Giuria del Festival di Venezia 2001, dirige il politicamente schierato Il caimano (2006), sottile atto di denuncia verso Silvio Berlusconi che fa incetta di David di Donatello (Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Produttore).
Ma non è solo la politica anti-berlusconiana la leva sulla quale Moretti fa peso per attirare la nostra attenzione. Ci sono la crisi della generazione post-sessantottina, la mediocrità della classe dirigente, il masochismo della sinistra (ai posteri la frase: «D'Alema, dì qualcosa di sinistra!»), la volgarità della televisione e l'indifferenza cinica della gente. Sagace nel fare l'imprenditore e ottimo nella capacità di lavorare fuori dagli schemi del mercato, è da reputarsi uno dei più acuti e attenti giornalisti che sanno registrare le mutazioni della società, con accanito e coerente moralismo.

Sogni d'oro (1981)

Un film di Nanni Moretti. Con Laura Morante, Alessandro Haber, Nanni Moretti, Nicola Di Pinto, Mario Colli, Miranda Campa, Mario Cipriani, Remo Remotti, Mario Garriba, Livio Galassi, Gigio Morra, Chiara Moretti, Claudio Spadaro, Dario Cantarelli, Claudio Ciocca, Sabina Vannucchi, Vincenzo Salemme, Tatti Sanguineti, Piera Degli Esposti. Genere Commedia, colore 105 minuti. - Produzione Italia 1981.
Locandina Sogni d'oro

Michele, giovane regista alle prese con il film La mamma di Freud, detesta i dibattiti, la madre, i coetanei, i colleghi, la psicanalisi, i giochi televisivi e gli aspiranti registi. Il 3° film di N. Moretti ha un'aureola di successo dimezzato: mezzo Leone d'oro a Venezia, critica divisa, flebile successo di pubblico. Un po' delirio, un po' teorema, riuscito a metà, ma ricco di invenzioni e di intelligenza sarcastica.

By Il morandini

Ecce bombo (1978)

Locandina Ecce bombo

Michele è nevrotico, scontroso, assolutista. Ha una fidanzata, Silvia, che lavora nel mondo del cinema, e tre amici: Goffredo, svogliato studente universitario, Mirko, angosciato dal futuro della società e Vito, pigro impiegato. Il gruppo di amici vive a Roma, facendo cose e vedendo gente, parafrasando un’ormai frase cult del film, alla ricerca di una posizione all’interno del mondo che li faccia sentire adeguati e quanto meno sereni.
È il secondo film diretto e interpretato da Nanni Moretti, dopo Sono un autarchico. È il 1978 quando Moretti dirige Ecce bombo: sono i difficili e tesi anni di piombo; una settimana dopo la prima assoluta del film verrà assassinato Aldo Moro. E Moretti, con questo film che sicuramente rappresenta una delle prove migliori della sua lunga e prolifica carriera, inizia a indagare la psiche umana e la società, anzi la psiche umana indissolubilmente legata alla società in cui vive, con i suoi inevitabili cambiamenti. Con una cifra stilistica già ben delineata e tratteggiata: una regia rigorosa e asciutta, un’attenzione particolare all’interpretazione, un inserimento della storia nel contesto storico, sociale e politico di sempre partecipata attenzione.
E così Michele Apicella diventa Nanni Moretti: antipatico, asociale, tendenzialmente polemico e impregnato di mille tic e manie; un uomo che s’interroga sull’Italia in cui vive, facendone negli anni uno spesso impietoso ritratto. In Ecce bombo c’è infatti già molto della poetica morettina: l’abisso generazionale e la conseguente incapacità comunicativa, un mondo opaco e a volte ambiguo che mal protegge i suoi abitanti, un’ineluttabile tendenza all’individualismo che dà alle persone un senso di straniamento e di spaesamento, la già accennata precarietà, la difficoltà nell’iniziare a vivere in città che lentamente si fanno metropoli. E così Moretti s’incanala in quella cinematografia dell’iperrealismo, andando a scavare fra le vie, le pieghe e le piaghe della società e dell’uomo.

By mymovie

consigliato assolutamente si



Palombella rossa (1989)

Un film di Nanni Moretti. Con Mariella Valentini, Silvio Orlando, Nanni Moretti, Eugenio Masciari, Asia Argento, Remo Remotti, Fabio Traversa, Antonio Petrocelli, Daniele Luchetti, Marco Messeri, Luisanna Pandolfi, Elena Safonova. Genere Commedia, colore 89 minuti. - Produzione Italia 1989.
Locandina Palombella rossa

Un esponente del PCI che ripercorre la sua vita durante una partita di pallanuoto; il risultato non è solo un'analisi fredda delle potenzialità e delle contraddizioni del comunismo, ma anche una continua riflessione su varie tematiche e aspetti della vita. Nonostante la franchezza e la decisione con cui si esprime la posizione di Michele Apicella non è quella dell'uomo con esperienza che vuol insegnare qualcosa, semmai è di colui che vuole cercare di capire, una specie di Socrate moderno che cerca una qualche certezza e aborre la superficialità. E' interessante notare che il tutto è concentrato in pochi dialoghi, ricordi, monologhi per un totale di 1 ora e mezza di pellicola
By mymovie


Caro Diario (1993)

Un film di Nanni Moretti. Con Nanni Moretti, Silvia Nono, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller, Giulio Base, Jennifer Beals, Antonio Petrocelli, Moni Ovadia, Riccardo Zinna, Marco Paolini, Giampiero Albertini, Elena Safonova. Genere Commedia, colore 100 minuti. - Produzione Italia 1993.
Locandina Caro diario

Diviso in tre momenti distinti, il film di Moretti è giunto nelle sale a distanza di quattro anni da Palombella rossa. Nel frattempo ha interpretato Il portaborse e diretto il film-documento La cosa. Nella prima parte di Caro diario, intitolata In vespa, siamo a Roma nel mese d'agosto. Il personaggio-protagonista girovaga, cercando quartieri e luoghi inusuali. Va al cinema e vede, oltre a un film italiano minimalista sulle sconfitte presunte della sinistra e del '68, Henry-Pioggia di sangue. Trovandolo brutto e troppo violento, decide di fare un terzo grado a un critico, che ne ha scritto le lodi con un linguaggio pseudo-colto e incomprensibile (piccola apparizione di Carlo Mazzacurati). Dopo aver osservato delle coppie ballare il merengue, incontra Jennifer Beals. Infine visita il luogo dove è stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Nella seconda parte, Isole, la più disimpegnata e divertente, incontra un amico che non ama la televisione. Insieme girano le isole Eolie fino a quando la tranquillità e la solitudine non fanno esplodere l'amico, che si converte a Beautiful e a Chi l'ha visto?e fugge verso il continente. La terza parte, Medici, è invece la cronistoria, con una ripresa iniziale autentica, della lunga malattia che Moretti aveva contratto. Diagnosi e medicine sbagliate, medici poco disposti ad ascoltare. Poi il paradosso finale: quella che sembrava una malattia della pelle era un tumore benigno e i sintomi erano riportati da una semplice enciclopedia medica. Lineare e semplice, questo film di Moretti conferma l'originalità e la suggestiva visione cinematografica dell'autore. Bravo Renato Carpentieri. Il regista ha ottenuto la Palma d'Oro al Festival di Cannes.
By mymovie

Aprile (1998)

Un film di Nanni Moretti. Con Silvio Orlando, Nanni Moretti, Silvia Nono, Pietro Moretti, Corrado Stajano, Angelo Barbagallo, Daniele Luchetti. Genere Commedia, colore 78 minuti. - Produzione Italia 1998.

Locandina Aprile

Film di famiglia e diario intimo, l'8° lungometraggio di N. Moretti comincia il 28 marzo 1994 (vittoria elettorale della destra berlusconiana), termina nell'agosto 1997 quando l'autore decide di tornare al cinema di finzione con un musical, e fa perno sul 18 aprile 1996 quando gli nasce il figlio Pietro, mentre, vinte le elezioni, il centrosinistra dell'Ulivo va al governo. È un film che dice e riferisce molto, insegna moltissimo, suggerisce poco, non racconta quasi mai. A differenza di Caro diario, il mix di privato e pubblico non è riuscito. Sul primo versante si limita a microesercizi autocritici di umorismo sulle fisime di padre attardato; sul secondo il resoconto è fiacco e smunto, se si tolgono pochi momenti (il corteo del 25 aprile 1994 a Milano sotto la pioggia, l'arrivo degli albanesi a Brindisi) e la bella invenzione del grande lenzuolo di ritagli di giornale. Ma sono lucciole nel grigiore. È un film regredito e regressivo, frutto di un blocco creativo dell'autore, che ha diviso in due fazioni pubblico e critica, persino i suoi ammiratori.

il MORANDINI 2008

La stanza del figlio (2001)

Un film di Nanni Moretti. Con Silvio Orlando, Laura Morante, Nanni Moretti, Stefano Accorsi, Giuseppe Sanfelice di Monteforte, Paolo De Vita, Jasmine Trinca, Claudio Santamaria, Toni Bertorelli. Genere Drammatico, colore 100 minuti. - Produzione Italia 2001.

Locandina La stanza del figlio

Giovanni è uno psicoanalista con numerosi pazienti con i quali ha un rapporto di paziente comprensione ma anche, come la professione richiede, di lucido distacco. Giovanni ha una moglie, Paola, e due figli adolescenti: Irene e Andrea. La vita scorre tranquilla, turbata solo da una ragazzata commessa da Andrea: il furto di un'ammonite nel piccolo museo scolastico. Il ragazzo decide di andare a fare un'immersione con gli amici e, per cause imprecisate, muore per un'embolia. La perdita del figlio stronca i familiari. Giovanni non riesce quasi più a lavorare, Paola si chiude nel dolore e Irene diventa irascibile. Un giorno arriva una lettera per Andrea. È firmata da Arianna, una coetanea che lo aveva conosciuto solo per un giorno e che si era innamorata di lui. Sarà proprio partendo da questo inatteso contatto che la vita della famiglia potrà rimettersi in moto. Nanni Moretti sembra essere a una svolta della sua carriera di regista.Un Nanni Moretti così diverso dalle altre volte in verità nessuno se lo sarebbe aspettato. Lontanissimo dalle fobie psico-politiche del suo alter ego Michele Apicella, il regista stavolta esplora la parte più intima e drammatica della sua vitalità cinematografica. La morte di un figlio è un evento così tragico, rivisto tante volte e, proprio per questo, altrettanto delicato. Un acceso spettatore dei suoi film avrebbe effettivamente avuto il diritto di chiedersi: ma come diavolo gli è venuto in mente di raccontare una storia del genere? Il rischio di cadere nel patetico è davvero notevole, specie quando mostra compiaciuto l’idilliaca armonia familiare (con i figli adolescenti che cantano a squarciagola insieme a lui canzoni della riesumata Caterina Caselli). Il modello di famiglia da spot pubblicitario si interrompe in ogni caso bruscamente con il grave lutto familiare e da quel momento probabilmente il tutto si presenta maggiormente degno d’attenzione e di valore. Uno psicanalista che non riesce più a mantenere un distacco professionale dai casi umani studiati, una madre divenuta cupa e insofferente, una figlia trasformatasi in un crogiolo d’isterismo non saranno temi originalissimi, ma certo è che la narrazione diviene quantomeno coinvolgente.

Il Caimano (2006)


Un film di Nanni Moretti. Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Nanni Moretti, Giuliano Montaldo, Michele Placido, Cecilia Dazzi, Toni Bertorelli, Antonello Grimaldi. Genere Politico, colore 112 minuti. - Produzione Italia 2006.

Locandina Il caimano
Storia di Bruno, produttore di film trash dei decenni passati (Cata-ratte, Maciste contro Freud, Stivaloni porconi) che si ritrova a leggere un copione dal titolo Il caimano, la storia di Berlusconi. Lo ha scritto Teresa (Trinca), giovane, energica, durissima nei confronti del Presidente del consiglio. Porta tutte le didascalie conosciute: ma dove ha trovato tutti quei soldi? C'è chi dice "lei entra in politica per non andare in galera", eccetera. Bruno cerca di produrre il film, trova anche un finanziatore polacco che porta l'obolo contro Berlusconi in chiave "internazionale". Compone, con la fantasia, il film. Nella prima scena un'immensa valigia piena di soldi sfonda il soffitto e piomba davanti a Berlusconi: soldi trovati, piovuti dal cielo. Metafora davvero non all'altezza di Moretti. Il film anche se narra di una situazione italiana reale che è caratterizzata dalla molto oscura (forse non troppo visto che el prove ci sono) ascesa di Silvio Berlusconi, da sua stessa ammissione ex cantante di piano bar, risulta molto confusa è mal orchestrata. Anche se l'idea di una giovane regista che cerca di sponsorizzare il suo copione accettato, anche se non guardato, solo da un produttore ormai in declino, risulta cinematograficamente ottima, le inclusioni con il sosia di Berlusconi e le sue "particolari" attività sono da un punto di vista narrativo sconcertanti , a mio avviso una narrazione che prevedeva colloqui o flashback di altro tipo avrebbe giovato al film e al concetto che esso vuole esprimere. La parte peggiore viene raggiunta quando lo stesso Moretti sostituisce il sosia per interpretare il Berlusconi che sconfigge la giustizia, diventando di cattivo gusto. Il film andava fatto ma sicuramente meglio, nostalgia del vecchio Moretti.


Consigliato Ni

Caos Calmo (2007)

Un film di Antonello Grimaldi. Con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalydès, Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Caterina Rohrwacher, Manuela Morabito, Roberto Nobile, Babak Karim. Genere Drammatico, colore - Produzione Italia 2007. - Distribuzione 01 Distribution
Locandina Caos calmo

Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l'estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di "arresto". Trasgredite le regole dell'efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore.
Caos Calmo, tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, non è un film "autosufficiente" perchè per afferrarlo è necessario affiancare alla visione una ricognizione della fonte letteraria. Eppure proprio in questa "dipendenza", in questa assenza di "autarchia" cara al Moretti in Super8, risiede il valore del film di Antonello Grimaldi. Troppe pagine di Veronesi non corrispondono esattamente al cinema, troppe cose che sono nominate non possono essere viste, perché tutto accade nella testa del personaggio, è Pietro Paladini a prevalere sull'intreccio e l'intreccio non esiste se non attraverso la sua costruzione.
Primo ostacolo per Grimaldi è stata l'esteriorizzazione dell'interiorità, che non ricorre mai o quasi mai alla soluzione più ovvia della voce fuori campo. Ecco allora che il paesaggio interiore di Paladini, impossibile da palesare, si costituisce indirettamente attraverso una scelta marcata e ricca di conseguenze sul piano narrativo: Nanni Moretti, la cui presenza attoriale raccorda il film di Grimaldi alle sue opere. Moretti ha costruito il suo cinema come un sistema di segni e di rinvii (le scarpe, un bicchiere d'acqua, un aforisma), che si configura come un linguaggio per iniziati, qualcosa che costantemente si implica e si richiama.