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lunedì 9 febbraio 2009

Milk

Dall'inizio della storia umana, l'uomo si è macchiato di varie colpe tra cui il razzismo e l'intolleranza, questo ha mietuto vittime come gli ebrei e i neri i meridionali, ma anche i gay sono spesso e purtroppo protagonisti. Gus Van Sant si "mostra"(forse prima pellicola che porta alla visione del grande pubblico) e ci mostra  una storia importante con protagonista Harvey Milk un uomo-gay dichiarato che prima scappa per poter esprimere la propria natura, e poi s'impone per difendere i diritti dei gay. Si tratta di un film perfettamente diretto, che con un giusto mix di immagini reali e non, ci permette una perfetta ambientazione ed immedesimazione e grazie ad un ottimo Sean Penn si potranno osservare tutte le sfaccetature di una società congestionata dall'intolleranza, alimentata dalla chiesa cattolica. Un pò di trama......Harvey Milk è omosessuale, è laureato in matematica e lavora presso una Società di Investimenti a Wall Street. A un soffio dagli anni Settanta e dal suo quarantesimo compleanno, Harvey incontra e ama (per sempre) Scott Smith. Trasferitisi a San Francisco con un sogno di amore e di emancipazione, Harvey e Scott aprono un negozio di fotografia nel quartiere Castro. Davanti e dentro il Castro Camera si raccoglierà presto un gruppo di giovani attivisti omosessuali, emarginati (dalla società) e diseredati (dalle famiglie) alla ricerca di un sogno promesso e dei loro diritto contro la campagna di intolleranza avviata dagli ultraconservatori. Sostenuto dai suoi guys e da eterosessuali illuminati, Harvey si candida alla carica di consigliere comunale per una, due e tre volte e poi qualcosa succede. Da non perdere

domenica 13 gennaio 2008

Paranoid park

Alex ha sedici anni e frequenta il liceo a Portland. Un giorno un amico lo invita ad andare con lui a Paranoid Park, luogo malfamato della città in cui si confrontano i più abili esperti in materia di skateboard. Una notte, proprio presso il parco, Alex uccide accidentalmente un agente. Decide di continuare la sua vita senza dire nulla a nessuno.Gus Van Sant torna a parlarci di adolescenti dopo quella che potremmo definire la parentesi di Last Days. Lo fa affrontando il romanzo omonimo di Blake Nelson e tornando a girare (in super8 e in 35 mm) nella sua città natale. Il suo interesse per il mondo adolescenziale si rivela sempre più dettato dall'urgenza di mettere in guardia il mondo adulto (nel quale però ha una fiducia sempre più flebile) nei confronti di una deriva morale che tende ad annullare in molti di essi (senza bisogno di droghe) la distinzione tra bene e male. In Paranoid Park in particolare i maschi sembrano essere i più indifesi e pronti a farsi decolorare l'anima dal demone dell'indifferenza. Le due ragazze invece (la girlfriend di Alex e una ragazza conosciuta al parco) sono molto più consapevoli. La prima reagisce con veemenza (nell'unica scena di cui ci viene negato di sentire il dialogo) all'improvviso abbandono da parte del ragazzo mentre la seconda gli parla dell'Iraq del quale lui afferma di disinteressarsi totalmente. Ma è, come dicevamo, il mondo degli adulti quello che finisce con l'essere più distante. Alex ha i genitori che si stanno lasciando ma la sua condizione economica non è deprivata. Gli manca però quello di cui avrebbe più urgenza: una guida. Quando il padre ipertatuato gli chiede di dirgli di cosa ha bisogno per evitare a lui e al fratello minore il trauma della separazione il silenzio di Alex è eloquente più di ogni parola. Necessita di un padre e di una madre che sappiano capire di cosa ha veramente bisogno. Senza chiederglielo. In un microcosmo in cui la leggerezza delle evoluzioni sullo skateboard viene colta dalla macchina da presa in tutta la sua plasticità e la coscienza di sé come esseri umani in formazione che rischia di perdersi. Trasformando quella leggerezza in un peso difficile da scrollarsi di dosso e di cui si finge di non avvertire la presenza. Camminando in corridoi deserti che sembrano non avere mai fine.

By Mymovie



giovedì 3 gennaio 2008

gus van sant

Gus Van Sant

Van Sant è artista a tutto tondo: pittore, scrittore, fotografo e musicista. All'inizio della carriera dietro la macchina da presa dirige videoclip di famose star come David Bowie, Elton John e Red Hot Chili Peppers.
L'esordio sul grande schermo arriva nel 1987 con Malanoche (1987) ma è Drugstore Cowboy (1989) che lo rivela al grande pubblico. Il film, girato con piglio quasi documentaristico, è uno dei migliori documenti sul mondo della droga. Matt Dillon offre la sua interpretazione più riuscita. Meritevole di menzione è anche la presenza lisergica di William Burroughs, santone della beat generation, e di una giovanissima Heather Graham.
Sempre controcorrente e coraggioso nell'affrontare temi scottanti, tutta la sua filmografia è caratterizzata dalla presenza di temi forti come il sesso, l'amicizia (spesso maschile), l'omosessualità e l'adolescenza (Belli e dannati , 1991). Il road movie al femminile Cowgirl - Il nuovo sesso (1993) e Da morire (1995) permettono agli spettatori di apprezzare due dive come Uma Thurman e Nicole Kidman in vesti molto diverse da quelle abituali, specie per la allora signora Cruise. Il film è un trampolino di lancio essenziale e fondativo della sua crescita artistica che culminerà con le ottime performance di Eyes Wide Shut e Moulin Rouge.
Gus Van Sant è anche mentore di un'altra coppia d'oro di Hollywood: il duo poliedrico di Affleck-Damon. Il loro Will Hunting fa incetta di premi, ottiene l'Oscar per la sceneggiatura, la nomination alla regia e permette all'istrionico Robin Williams di vincere la mitica statuetta.
Il regista compie un mezzo passo falso con la nuova versione di Psycho (2000), ottima proposta per le nuove generazioni poco propense al bianco e nero come pure difficilmente avvicinabile all'originale hichkochiano. Nel 2001 Gus Van Sant gira un ideale seguito di Will Hunting, Scoprendo Forrester (2001), interpretato da un sempre godibile Sean Connery, che torna ad esplorare le vie del talento giovanile.
Nel 2002, ispirato dal cinema dell'ungherese Bela Tarr, inaugura una trilogia stilisticamente sperimentale dedicata ancora una volta al tema della giovinezza. A partire dal metafisico Gerry (2002), mai distribuito in Italia, per continuare con il massacro della high school di Elephant (2003), fino ad arrivare agli ultimi giorni di vita della rockstar Blake (Michael Pitt) in Last Days , Van Sant intraprende la strada poco americana del piano sequenza e dei lenti e meditativi pedinamenti dei suoi tragici personaggi, dando una significativa svolta al proprio stile di regia.

domenica 30 dicembre 2007

Scoprendo forrester

Un film di Gus Van Sant
Con Sean Connery,
F. Murray Abraham, Rob Brown,
Anna Paquin, Michael Nouri, Michael Pitt. Genere Commedia drammatica, colore 136 minuti. - Produzione USA 2000.


Fantastica pelliscola diretta con passione da Gus Van Sant, che con sguardo fermo decrive perfettamente i persoggi di una storia articolata sul concetto dell'importanza dello studio e sulla difficoltà di essere se stessi. Di assoluta bellezza è il legame che unisce i due protagonisti, Forrester alias Sean Connery (produttore/attore decisamente straordinario) e il volto nuovo Rob Brown nel film Jamal Wallace. Per i maniaci delle curiosità sarà piacevole sapere che il ragazzo è un debuttante completo, dovendo trovare un attore in grado di giocare a basket con credibilità e talento, l'accoppiata Gus Van Sant/Sean Connery si è buttata in una serie di provini che ha portato alla luce le capacità di questo ragazzetto americano. Il film vi farà commuovere ed appassionare, perchè si tratta sicuramente delle piu belle pellicole mai prodotte.