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venerdì 21 marzo 2008

Fà la cosa giusta (1989)

Un film di Spike Lee. Con Danny Aiello, Ruby Dee, Ossie Davis, Spike Lee, Giancarlo Esposito, John Turturro, Richard Edson, Bill Nunn, John Savage, Joie Lee, Rosie Perez, Samuel L. Jackson, Martin Lawrence. Genere Drammatico, colore 120 minuti. - Produzione USA 1989.
Locandina Fa' la cosa giusta
La calura è il tessuto connettivo di un'azione che si svolge dall'alba alla notte di una torrida giornata estiva sulla Bedford-Stuyvesant a Brooklyn, ha il suo epicentro in una pizzeria, il suo riferimento in una stazione radiofonica e si risolve in uno scoppio di violenza. È il 3° e il più maturo film di S. Lee. Si tratta di una ricostruzione d'autore del caos sociale dei ghetti americani, che vengono visti come pentole a pressione pronte ad esplodere. Le inquadrature non allineate e sfondi mai banali arricchiscono un film fatto di scene a volte senza finalità, ma che permettono di comprendere il carattere dei personaggi e il loro comportamento al momento del caos finale. Interpretazioni intense e credibili, anche dello stesso regista nei panni di un semplice "ragazzo della pizza" che non perde mai occazione di distrarsi dal prorpio lavoro. Tutto fila liscio in un quartiere malfamato di Brooklyn, ma basta una radio accesa a far crollare ogni certezza. Profondo
Consigliato si (mymovies)

mercoledì 6 febbraio 2008

La 25a ora (2002)

Le ultime 24+1 ore di libertà di Monty Brogan, spacciatore per conto della mala russa, pizzicato con un'ingente quantità di droga e condannato a 7 anni di carcere. Spike Lee realizza il suo film più maturo e completo, un drammatico conto alla rovescia verso un castigo giusto e ineluttabile, che scava nei sentimenti di un uomo incredulo dei propri errori, angosciosamente solo e tradito dalle sue certezze. Lee sensibile cineasta che ha sempre focalizzato le sue attenzioni alle problematiche sociali e razziali, dipinge una New York ostile, ferita profondamente e visivamente diversa per quello squarcio aperto al world trade center, che disperatamente cerca di proseguire affannandosi a dare un senso alle cose: dalla liceale lezione di letteratura al valore del tasso di disoccupazione per la borsa. Semplicemente straordinari i tre interpreti principali Norton, Hoffman e il sorprendente Pepper. I dialoghi sono di un realismo e di un'intensità da brivido; memorabili le sequenze del monologo di Monty davanti allo specchio, il colloquio disilluso fra Francis e Jacob nello sfondo della devastazione del WTC, lo straziante e necessario pestaggio sotto i ponti di central park, ed il sogno (la 25a ora) di un destino alternativo. Grande, grandissimo cinema. (my movies)

Consigliato assolutamente si

He got Game

Locandina He Got Game

Un film di Spike Lee. Con Denzel Washington, Ray Allen, Milla Jovovich, Rosario Dawson, Hill Harper, Zelda Harris, Ned Beatty, Jim Brown, Joseph Lyle Joseph Lyle Joseph Lyle Taylor, Bill Nunn, Michele Shay, Thomas Jefferson Byrd, Roger Guenveur Smith, Lonette McKee, John Turturro. Genere Drammatico, colore 134 minuti. - Produzione USA 1998.


Shuttlrsworth (Ray Allen) è il migliore giocatore di basket a livello liceale, indeciso se accettare le fantastiche borse di studio offertegli dalle università americane che se lo contendono, oppure se diventare professionista nell'NBA. Il padre Jake (Denzel Washington), in prigione in seguto all'omicidio della moglie, ha una settimana di tempo per convincere il figlio che lo ripudia a salvarlo dalla prigione, facendogli firmare un contratto esclusivo con la squadra di basket del governatore. Probabilmente il film più importante della storia del basket. Film ambientato a New York e diretto egregiamente dal più che perfetto Spike Lee che quella città l'ha vissuta fin da piccolo quando andava a vedere i Knicks al Garden. E' la realizzazione di un sogno che il regista aveva sempre immaginato nel quale gli argomanti principali erano proprio la pallacanstro e le strade malfamate di Coney Island. Il ruolo di personaggio principale è affidato a Ray Allen campione odierno della NBA nei Seattle Supersonics. La sua interpretazione risente del fatto che l'attore non sia la sua professione anche se la bravura da cestita e insaziabile tiratore colma le lacune di recitazione. Spettacolare è invece Denzel Washington che mixa stile di vita Bronx con un ottima interpretazione e perfetto stile cestistico stile "playground". E' sicuramente un film che rimmarrà nella storia e dal quale tutti coloro che vogliono parlare di basket devono prendere spunto. Istruttivo

Consigliato assolutamente si


domenica 3 febbraio 2008

spike lee

Spike Lee
È il più importante regista afroamericano in attività. Figlio del bassista jazz Bifi Lee (spesso autore delle musiche nei suoi film) e di Jacqueline, insegnante di arte (morta prematuramente nel 1977, è lei che gli ha dato il soprannome di “Spike”), ha una sorella, Joie, e due fratelli, David e Cinqué, tutti e tre impegnati in campo cinematografico e spesso nel cast dei film da lui diretti. Cresce a Brooklyn, ma si diploma in Comunicazioni di massa al Morehouse College di Atlanta, una scuola per soli ragazzi frequentata esclusivamente da afroamericani. Successivamente frequenta la New York University Film School, dove studia con Martin Scorsese; il suo cortometraggio per la tesi, Joe's Bed-Stay Barbershop: We Cut Heads (1983) ottiene numerosi riconoscimenti e gli permette di fondare una propria casa di produzione indipendente, la Forty Acres and a Mule Filmworks. Nel 1986 gira il suo primo lungometraggio, Lola Darling, storia di una ragazza dalla vita sentimentale turbolenta e divisa tra tre amanti (uno è lo stesso regista). Lee dimostra subito uno straordinario talento visivo, unito a un forte orgoglio per la propria identità afroamericana e a una propensione per soggetti provocatori. Dopo il musical Aule turbolente (1988), si impone come uno dei migliori giovani registi statunitensi con lo straordinario Fa' la cosa giusta (1989): il film mostra l'esplosione di una serie di conflitti razziali in una calda giornata estiva a Brooklyn. Il successivo Mo' Better Blues (1990), interpretato da Denzel Washington, è un film di grande eleganza formale ma meno riuscito dei precedenti. L'anno seguente filma uno dei suoi film migliori, Jungle Fever (1991), storia d'amore interrazziale con Wesley Snipes e Annabella Sciorra: nel cast anche uno straordinario Samuel Jackson nel ruolo del fratello schiavo del crack del protagonista. Con Malcolm X (1992), il regista realizza un ambizioso affresco storico incentrato su una figura fondamentale per la cultura afroamericana. I lavori successivi, pur mantenendosi su buoni livelli qualitativi, sembrano segnare, un progressivo appannamento: Crooklyn (1994) narra di una famiglia afroamericana raccontata dal punto di vista di una bambina, mentre Clockers (1995), interpretato da Harvey Keitel, è una drammatica vicenda di droga e spacciatori. Seguono Girl 6 - Sesso in linea (1996), storia di una ragazza che lavora in una hot line telefonica, e Bus in viaggio (1996), ambientato nell'ottobre 1995 alla vigilia della «Million Man March» organizzata dal leader fondamentalista Louis Farrakhan. E con He Got Game che Lee ritrova l'ispirazione delle opere migliori, confermata nel successivo S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York (1999), in cui le vicende di alcuni italoamericani del Bronx si intrecciano alle gesta del serial killer David Berkowitz (il «figlio di Sam») nell'estate del 1977. Dopo Bamboozled (2000), graffiante satira ambientata nel mondo della TV Lee firma il suo capolavoro con La 25a ora (2002), dolente racconto delle ultime ore di libertà di uno spacciatore (Edward Norton) prima della prigione, che molti critici hanno letto anche come meditazione sull'America del dopo - 11 settembre. Il suo film successivo è la commedia Lei mi odia (2004), con Monica Bellucci.

Inside man (2006)

Un film di Spike Lee. Con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Waris Ahluwalia, Ashlie Atkinson, Robert Bizik, Cherise Boothe, Willem Dafoe, Greg D'Agostino, Ruthann Debona. Genere Poliziesco, colore 129 minuti. - Produzione Inghilterra, USA 2006.

Nel cinema contemporaneo succube delle logiche di globalizzazione, dell'evoluzione della tecnologia, del marketing e della commercializzazione, è sempre più difficile percepire la mano, lo stile di un regista.
Spike Lee è un'eccezione.
I suoi film hanno un marchio di fabbrica unico. I movimenti di macchina (odiati da alcuni), i carrelli, la fotografia, i riferimenti al razzismo, l'uso spropositato delle parole, sono elementi perenni del suo cinema che esprime emozione, attraverso i contrasti e l'onanistico utilizzo della macchina da presa.
Inside man ne è un'ulteriore conferma. Divertita e assoluta.
In una struttura da noir classico (altro genere con cui si confronta il regista), una banda di rapinatori, guidata da Dalton Russel (Clive Owen) entra in una banca e prende in ostaggio dipendenti e clienti. Il caso viene assegnato allo stiloso e brillante Detective Frazier (un sempre meraviglioso Denzel Washington), che instaura un rapporto telefonico con l'autore del sequestro. Per Frazier, un problema non è abbastanza, e un losco intrigo si intreccia con la rapina, coinvolgendo una donna (Jodie Foster) a difesa delle istituzioni.
Perfetto nella sceneggiatura intelligente e "tricky", intoccabile nella cura dei particolari (il gessato bruciato, il cappello avana, la camicia bianca e la cravatta regimental oro e blu di Denzel sono classe pura), ricco nella regia che culmina nel piano sequenza all'interno della banca, questo "magic touch" d'autore diverte nel mettere in scena una storia che cita Spillaine e Chandler, immergendoli nella poetica da strada del cineasta.
Inside man è vero cinema. E Spike Lee is the Man.

Consigliato assolutamente si



sabato 12 gennaio 2008

All the invisible children (2005)

Un film di Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Kátia Lund, Jordan Scott, Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo. Con Maria Grazia Cucinotta, Peppe Lanzetta, Kelly MacDonald, Ernesto Mahieux, Giovanni Mauriello, Jake Ritzema, Qi Ruyi, Vera Fernandez, Francisco Anawake, Wenli Jiang, Wu Jiang. Genere Drammatico, colore 108 minuti. - Produzione Italia, Francia 2005.

Locandina All the Invisible Children

Fotografia della sofferenza infantile nel mondo. Attraverso sette prospettive diverse, in sette paesi diversi (Italia, Africa, Serbia-Montenegro, America, Brasile...), il comune denominatore è la condizione di degrado, incomprensione e stenti in cui molto spesso sono costretti a vivere i bambini, anche tra le mura di casa. L'infanzia rubata secondo sette registi, che prestano la loro voce ad un progetto, All the invisibile children, i cui proventi saranno devoluti al World Found Program dell'Unicef. Questo l'assunto iniziale che prosegue l'esperimento tentato con 11 Settembre, ovviamente con altre finalità. Ne esce però un film che va valutato da due punti di vista. Se lo si vede come un film "didattico", che vuole ricordare al mondo come i bambini siano diventati gli "ultimi", i dimenticati sotto molteplici cieli, l'operazione non può che meritare un consenso incondizionato. Se invece si vanno a "leggere" i singoli episodi allora ci si accorge che spesso il patetismo e un pizzico di retorica hanno preso la mano di registi altrove più asciutti e controllati. Proviamo a fare un esempio: scoprire un John Woo che ci racconta la storia di una piccola venditrice di fiori trovata da un vecchio neonata tra le immondizie e da lui allevata, messa a contrasto con la triste ricchezza di una sua coetanea non ci ricorda purtroppo (nonostante la bravura della piccola attrice) Il monello ma piuttosto una puntata strappalacrime di una soap girata ad alto livello. Proviamo allora a dire il bene e cioè a citare brevemente gli episodi meglio riusciti. Emir Kusturica ripropone il suo cinema-sarabanda con la storia di un bambino condannato a vivere con un padre brutale. Spike Lee racconta la tragedia dell'Aids che non risparmia i più piccoli anche nell'"avanzato" Occidente. Ma è soprattutto Katia Lund che centra l'obiettivo raccontando una giornata qualsiasi di bambini di strada brasiliani. La regista sa narrare pedinando i suoi protagonisti e colpirci davvero al cuore con la forza delle immagini di una miseria endemica che non sempre (fortunatamente) riesce a inaridire il cuore dei più piccoli.