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venerdì 30 settembre 2011

the next three days


Qualcosa sicuramente manca, infatti difficilmente il film diventerà un cult dei film d'azione, ma la storia c'è e l'attore pure. Parliamo di un film che non crea pentimenti nell'averlo visto, ma appassiona fino alla fine. Russel nella interpretazione di "padre coraggio" trova molta espressività artistica.
Il giorno dopo una lite con una collega d’ufficio, Laura Brennan (Elizabeth Banks) si ritrova in manette con l’accusa di omicidio. La sua collega è morta in un parcheggio, aggredita ed uccisa con un estintore, ma Laura continua a professare la sua innocenza. Al di fuori del carcere, l’unica persona a credere in lei è il marito, John (Russell Crowe) che cerca di dimostrare l’innocenza della moglie, nonostante prove inconfutabili che la incastrano un appello dopo l’altro, le speranze iniziano a venire meno, intanto per John la vita continua, tra il lavoro al college come insegnante e la vita con Luke, il figlio, sempre più distante dalla madre. Sono passati tre anni e l’ennesimo appello non offre alcun riscatto a Laura, tanto che John, ormai esasperato dalla sua assenza, decide di escogitare un piano per farla evadere dal carcere, una scelta audace, agevolata dalla presenza di un esperto dell’evasione, Damon (Liam Neeson) che ormai ha messo da parte la sua carriera, ma a qualche soldo in più non si dice mai di no. Nonostante i numerosi avvertimenti di Damon sui pericoli del suo piano, John è determinato e vuole portare a termine la sua particolare missione ad ogni costo.

martedì 20 aprile 2010

cella 211


Dopo un esordio che ritengo pressoché sconosciuto, Daniel Monzon ci ha regalato un vero gioiello, possente ed impetuoso, incastonato in una struttura narrativa semplice e lineare che si lascia seguire con facilità, dando corpo e voce ad una delle tante storie “assurde” che diventano realistiche proprio grazie a quella meravigliosa macchina dei sogni rispondente al nome di cinema. Vi potreste mai immaginare un secondino che, per una strana serie di cause, deve assumere l’identità di un detenuto e che, nel volgere di un brevissimo spazio di tempo, subisce tante e tali di quelle esperienze da vedere completamente sconvolta la sua vita, fino al punto di guidare con profonda convinzione una rivolta carceraria, di uccidere un collega reo di avergli ammazzato la moglie incinta e di stringere un sotterraneo ma sincero rapporto di stima e di amicizia con il peggiore dei reclusi? Eppure Daniel Monzon riesce a rendere verosimile tutto questo. Bellissimo, nella sua cruda violenza estetica. Indimenticabile lo sguardo fiero e magnetico di Malamadre – Luis Tosar. A dimostrazione di come, per costruire grandi film, non siano indispensabili grandi capitali od effetti speciali. A differenza de "Il profeta", che sfrutta abilmente una prospettiva claustrofobica sulla quale costruire una sottile sensazione di angoscia che ti accompagna dall'inizio alla fine
By MYMOVIES

lunedì 22 febbraio 2010

Once were warrios


Film cruento sulle problematiche sociali di una famiglia neozelandese, ma rispecchia molte altre dinamiche sociali. La storia e l importanza dei maori è ancora viva e presente, ma non in tutti, molti invece rivendicano un passato di schiavitù e lo usano come giustificazione ad uno stile di vita poco umano, ma più simile all'animale. Da vedere.

"Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri, ora invece passano la maggior parte del tempo devastandosi con l'alcol. Sono i maori, gli indigeni della grande isola di Aotearoa, già fierissimi antagonisti dei colonizzatori inglesi che conquistarono la loro terra ribattezzandola con il nome di Nuova Zelanda. Il film di Lee Tamahori parla del loro abbrutito presente, della perdita progressiva e inarrestabile delle loro radici. Periferia di Auckland, una delle principali città del paese. Un immenso cartello pubblicitario promette cieli limpidi e natura incontaminata, proprio quello che ci aspetteremmo di vedere nell'isola degli antipodi. E invece la macchina da presa, con un lento movimento all'indietro, ci svela la dura realtà di una degradata periferia urbana, tra svincoli autostradali e smog, simile a tutte le banlieue sottoproletarie che accerchiano le ricche città occidentali. Nel ghetto, questa volta, ci sono i discendenti dei maori. Jake - una montagna di carne, capace, come un antico guerriero della sua gente, di battersi senza paura contro chiunque - è sposato con Beth e ha cinque figli. È appena stato licenziato, ma non sembra preoccuparsene più di tanto. Annega i dispiaceri con fiumi di birra, e non esita a invadere la sua casa con torme di amici ubriachi e schiamazzanti. La povera moglie, di fiere e nobili origini indigene, sopporta fin che può, ma non riesce a evitare che il marito, una brutta sera in cui è perfino più ubriaco del solito, la sfiguri di botte. I figli, a parte i due più piccolini, sono nei guai: il maggiore si aggrega a una band di giovani che, ripresi i tatuaggi rituali degli antichi guerrieri, sfoga nella violenza la rabbia repressa dell'esclusione sociale, il secondo ha problemi con la giustizia e finisce in riformatorio; la terza, la tenera Grace, viene violentata d; un viscido amico del padre. Ce n'è pii che abbastanza per ribellarsi: Beth, facendo leva su tutto il suo coraggio, deve decidere se è giunto il momento di cambiare radicalmente vita, per sé e per i suoi figli. Un grido di rabbia e di dolore, questo è Once Were Warriors: giunge dal posto più lontano del mondo, eppure ci racconta di storie vicine. A volte è ingenuo nel procedere del racconto, cerca spessa il pugno nello stomaco, non ha la "carta patinata" di tanti film d'autore. Ma è sincero, partecipato, emotivamente intensissimo" ( preso dal Sole 24 ore e scritto da Luigi Paini )


sabato 3 ottobre 2009

Bastardi senza gloria


L'apoteosi tarantiniana viene messa in scena creando un idillio cinematografico che non trascende mai nel grottesco ma crea un mix tra splutter, azione e commedia che affascinano e non deludono. Un tarantino forse più commerciale, ma non snaturato, infatti in esso troviamo sempre forti le allusioni al western di Sergio Leone e al cinema del driven in anni '80. Il cast e le sceneggiature fanno la loro parte per rendere in tutto più armonico e coinvolgente, da ammirare oltre all'interpretazione di Brad Pitt, quella di Christoph Waltz che interpreta il colonello Hans Landa, forse il vero protagonista del film. Già dalle prime battute il dialogo tra il colonnello delle SS Hans Landa e il contadino francese che dà rifugio alla famiglia di ebrei,il regista dimostra la sua bravura creando una tensione palpabile grazie alla contrapposizione tra la falsa gentilezza di Landa e la folle paura del francese,che cederà e rivelerà il nascondiglio degli ebrei. A Landa però sfugge una componente della famiglia, Shoshanna, che sarà una delle artefici della fine del Reich. Insieme a lei agiranno , seguendo però una strada totalmente separata, proprio i "Bastardi", gruppo multietnico massacratore di nazisti, capitanati da Aldo Raine-Brad Pitt. Bastardi senza gloria è un film che tiene incollati alla poltrona, energetico, ironico, scoppiettante, mai banale, mai noioso; unica pecca potrebbero essere i troppo momenti splatter che non mancano mai nei flm di Tarantino che, nonostante questo, merita un unico interminabile applauso, CONSIGLIATISSIMO

lunedì 16 febbraio 2009

felon. il colpevole


film alquanto immorale che mostra il lato(cienmatografico)oscuro del mondo della prigione. stiamo parlando di una pellicola carica di adrennalina che appassione chi al cinema o in tv vuole sangue e violenza a più non posso....Un capofamiglia, condannato per l'uccisione di un intruso in casa sua che aveva messo in pericolo le vite della moglie e del figlio, si scontrerà con il violento sistema penale. Consigliato SI

venerdì 6 febbraio 2009

Death Race


Film tipicamente americano, per molti questo non è propriamente un difetto, dove la combinazione di muscoli, hip hop, motori, armi da fuoco e belle donne (non tante come ci si aspetterebbe) la fanno da padrona. Death race è un mix tra fast and fourius&sequel e The Trasporter, dove hanno recitato i due protagonisti Jason Statham e Tyrese Gibson ormai gl'idoli di questo genere. Nella trama regna l'irrazionalità di una società caotica e violenta che permette gare suicide ed omicide dove il tutto si fa in nome della pay-TV, forse non troppo irrazionale se detto cosi.....Consigliato agli amanti del genere

venerdì 17 ottobre 2008

Io vi troverò


Lui, Liam Neeson, ex militare che abbandona la propria carriera per esser vicino alla figlia che vive con la madre risposata. Cosa succede quando l' ingenua ragazza in viaggio a Parigi viene rapita?... avvincente action movie che ben si addentra nelle complesse vicende del mercato del sesso. Il film ben interpretato e diretto segue, con intelligenza, le innovazioni proposte dalla trilogia di "jason  Bourne" ( bourne identity, bourne supremacy e bourne ultimatum) permettendo a questa produzione francese di essere un cult nel genere. consigliato si

lunedì 13 ottobre 2008

Batman. Il cavaliere oscuro


Fantastico film estremamente ben einterpretato. La storia è avvincente nonostante la pellicola duri ben più di due ore, ma il ritmo incalzante e recitazioni sopra le righe favoriscono una visione continua e sempre più coinvolgente. Ormai siamo invasi da film su super eroi o pseudo tali, batman è un super eroe atipico, molto rock e dark, questo favorisce trame sempre moderne e mai banali. Cristian Bale e Ledger sono due perfetti antagonisti che si rubano la scena  rendendo questo fil una dell più belle pellicole del 2008. Ledger raggiunger il massimo picco della sua carriera, peccato non lo si possa più ammirare. I malpensanti hollywoodiani hanno attrbuito alla bellezza e alla cattiveria del suo personaggio una delle motivazioni del suo suicidio.
Consigliato: assolutamente si

Sfida senza regole


Sfida senza regole è uno di quei film che sarà sempre difficile trovare nelle videoteche perchè con un cast di questo tipo è difficile sbagliarsi, infatti la pellicola non delude ma non entusiasma,   permette di godersi con piacere le due ore in sua compagnia. Oltre al cast c'è una discreta trama, ma una tecnica narrativa già vista. Il film difatti sembra che ci dica tutto sin dall 'inizio.... ma sarà realmente così? scopritelo potreste rimanere sorpresi. Consigliato:
si

gone baby gone



Fantastico esordio alla regia di Ben Affleck che realizza senza mezzi termini, una pellicola piena di sentimento e azione che però pone tutti i suoi spettatori dinanzi ad una scelta, scelta che non è per tutti così scontata. Gone baby gone è uno di quei film che lascia traccia, che facilmente entra nelle top ten personali, perchè non ha genere e pubblico. Vi terra sempre con fiato sospeso
. Consigliato : assolutamente si

lunedì 7 aprile 2008

Annapolis (2006)

Un film di Justin Lin. Con James Franco, Tyrese Gibson, Jordana Brewster, Donnie Wahlberg, Vicellous Reaon Shannon, Roger Fan, Zachery Ty Bryan. Genere Drammatico, colore 108 minuti. - Produzione USA 2006.
Locandina Annapolis

Jake, pugile dilettante e giovane operaio, ha in mano l'opportunità di abbandonare i cantieri portuali per realizzare il proprio sogno: entrare in marina. Tra il ragazzo e l'uniforme, la selezione all'accademia di Annapolis, dove gli aspiranti ufficiali vengono forgiati da durissimi allenamenti fisici e mentali, e dove l'unica parola d'ordine è resistere. Tema trito e ritrito? sicuramente anche visto l'amore che sboccia nella dura vita che comporta il primo anno delle accademie, dell' amore e odio tra l'istruttore e l'allievo non ne parliamo, ma a suo vantaggio và l'aggiunta, un pò forzata, di un torneo di boxe che rende il tutto più godibile. Però sento di consigliare questo film, tutto sommato leggero, agli appassionati delle pellicola cercano grinta e voglia di rivalsa dalla società o da una famiglia troppo cinica. Gli attori ben si comportano e adattano nei rispettivi ruoli, peccano nella scarsa capacità di mostrare la figura drammaticità dei propri personaggi ma hanno una buona fisicità. Spensierato

Consigliato SI


venerdì 22 febbraio 2008

the Condemned (2007)

Un film di Scott Wiper. Con Steve Austin. Genere Azione, colore - Produzione USA 2007.
Locandina The Condemned

Jack Conrad è un assassino rinchiuso in un carcere corrotto del Centro America e sta attendendo di essere giustiziato. Poco prima della sua esecuzione viene ingaggiato da un produttore di film e viene deportato su un isola abitata da altri nove assassini. Queste 10 persone si dovranno uccidere a vicenda e il sopravvissuto otterrà la libertà.






Urban Justice . Città violenta

L'ex agente dei corpi speciali Simon Ballester non ha pace da quando il figlio poliziotto è stato ucciso da un killer sconosciuto.
Il suo unico pensiero è la vendetta, e decide di trasferirsi nel quartiere malfamato dove lavorava suo figlio.
Qui inizia a combattere la violenza…

Genere AZIONE
Regista Don Fauntleroy
Attori Steven Seagal , Eddie Griffin
Anno 2007
Produzione Sony Pictures

mercoledì 20 febbraio 2008

The fast and furius: Tokyo Drift


Un film di Justin Lin. Con Lucas Black, Brian Tee, Bow Wow, Nathalie Kelley, Keiko Kitagawa, Leonardo Nam, Nikki Griffin, Brandon Brendel, Daniel Booko, Zachery Ty Bryan. Genere Azione, colore 104 minuti. - Produzione USA 2006.
Locandina The Fast and the Furious: Tokyo Drift

Avete presente Gioventù bruciata? Il film di Nicholas Ray del 1955 narrava la storia di un ragazzo ribelle che arrivava in una nuova città, incontrava una ragazza, disubbidiva ai genitori e sfidava una gang locale. Qualcuno deve aver fatto un calco della trama perché esistono circa un milione di film simili, ambientati nei mondi più disparati - dal balletto alla boxe. Il terzo capitolo di Fast and Furious non è da meno. Dopo un incidente avvenuto durante una gara di macchine, Sean Boswell (Lucas Black) rischia di finire in riformatorio, ma viene invece spedito dalle autorità dal padre, che vive a Tokyo. Sui banchi di scuola incontra Neela e fa amicizia con Twinkie (Bow Wow) che lo introduce nel giro di gare di drifting, dove il re indiscusso dello "sbandamento in curva con il controllo del sovrasterzo" è proprio l'uomo di Neela, D.K. (Brian Tee), capo di una banda legata alla mafia giapponese. Sean non perde occasione per sfidarlo, ma non conoscendo le tecniche del drifting perde, distruggendo la macchina. Per ripagarla dovrà lavorare per Han (Sung Kang) che a sua volta è uno degli uomini di D.K.. Han però prende a cuore le sorti del ragazzo e gli diventa amico, insegnandogli in poco tempo tutto quello che c’è da sapere sul drifting. Ambientato in una Tokyo decisamente underground, e ricco di momenti altamente adrenalinici, The Fast and the Furious: Tokyo Drift fa accelerare i battiti cardiaci a ritmo di musica e di motori rombanti. Sia chiaro: a parte le gare, le macchine preparate, e le feste piene di belle ragazze, la pellicola offre ben poco (pur riservando una sorpresa finale). Ma non è detto che ogni film debba insegnare qualcosa o divenire simbolo di una generazione, come nel caso di Gioventù bruciata. Chi sceglie di vedere The Fast and the Furious: Tokyo Drift potrebbe volere anche solo distrarsi per un'ora e trentasette minuti e sentire il brivido dell'alta velocità, senza provarla sulla propria pelle.



Consigliato ni

lunedì 18 febbraio 2008

Lord of war (2005)


Un film di Andrew Niccol. Con Nicolas Cage, Ethan Hawke, Jared Leto, Bridget Moynahan, Ian Holm, Eamonn Walker, Sammi Rotibi, Steve J. Termath, Donald Sutherland. Genere Azione, colore 122 minuti. - Produzione USA 2005.
Locandina Lord of War

Yuri Orlov è un trentenne ucraino immigrato con la famiglia negli Stati Uniti con tanta voglia di emergere, ma pochi mezzo per farlo. Un giorno Yuri - uno straordinario Nicolas Cage - intuisce che il traffico d'armi può diventare il suo passaporto verso la vita agiata che ha sempre sognato e infatti, in breve tempo, conquista tutto ciò che desidera: soldi, potere e la donna dei suoi sogni. Alla sua rapida ascesa si oppone però Jack Valentine, un giovane agente idealista dell'Interpool, interpretato da Ethan Hawke.
La storia che Andrew Niccol porta sullo schermo è inventata, ma si ispira a fatti e persone reali, mostrando i retroscena del traffico d'armi e degli intrighi politici che lo rendono possibile. Lord of war è un film che alterna con maestria momenti drammatici e ironici, scene d'amore e d'azione, ma è soprattutto un atto di denuncia. Guardandolo si capisce perché il regista abbia incontrato tante difficoltà a reperire i fondi per il progetto, presentato nel 2004 a ridosso dell'inizio del conflitto in Iraq, sebbene Niccol non sia Michael Moore e la sua denuncia non sia rivolta solo agli Stati Uniti, ma a tutti i paesi membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'Onu, tutt'oggi i maggiori produttori di armi al mondo.

Consigliato SI


venerdì 15 febbraio 2008

Pathfinder (2007)


Un film di Marcus Nispel. Con Karl Urban, Russell Means, Moon Bloodgood, Jay Tavare, Clancy Brown, Ralf Moeller. Genere Azione, colore 99 minuti. - Produzione USA, Canada 2007. - Distribuzione 20th Century Fox
Locandina Pathfinder - La leggenda del guerriero vichingo
Nord america, passato remoto: dopo una feroce battaglia, un giovanissimo vichingo, unico sopravvissuto degli scontri tra i suoi connazionali e le tribù locali, viene adottato dalle comunità indiane e cresce come uno di loro. Quando le armate vichinghe ritornano e fanno strage della sua nuova famiglia, Ghost, questo il nome dell'eroe, mette in atto una feroce vendetta. Pathfinder, sulla carta, avrebbe potuto essere un film interessante e, per certi versi, epico. La storia del conflitto tra due popoli e culture avrebbe, in potenza, permesso interessanti divagazioni storiche e un rilancio in grande stile del genere avventuroso. Purtroppo le cose sono andate diversamente e Marcus Nispel, forse credendo di essere ancora sul set del remake di Non aprite quella porta, mette in scena una serie ininterrotta di cliché che gravitano attorno alla figura di Ghost, invincibile protagonista che, dopo aver visto i suoi cari sterminati, trova vendetta, amore ed happy end, lasciandosi alle spalle decine di cadaveri nemici.
A parte una bella fotografia e la particolarità/assurdità che nessun personaggio del film ha un nome, a parte l'"orso" la "figlia della guida" e la "guida", ammesso che si possano considerare nomi... questo film è assolutamente inutile, la trama è piatta e scontata, non c'è pathos, non ci sono dialoghi (anche se in un film così non mi aspetto grandi cose, un minimo...) e ci sono alcune incongruenze grossolane (ma questo è il meno). D'altro canto cosa si poteva pretendere da sceneggiatori che non si sono neanche sbattuti a inventarsi dei nomi per i personaggi! In conclusione DA EVITARE.


Consigliato No

Mongol (2007)

Un film di Sergej Bodrov. Con Tadanobu Asano, Honglei Sun, Khulan Chuluun, Odnyam Odsuren. Genere Storico, 120 minuti. - Produzione Kazakhistan, Russia, Germania 2007. - Distribuzione Bim
Locandina Mongol
Lontano nel tempo, lontano nello spazio. Nelle distese desolate dell'Asia, nei territori della Mongolia, ha vissuto e lottato uno dei condottieri più spietati e cruenti che siano mai esistiti: Genghis Khan, colui che ha conquistato - a partire dal 1200 - enormi territori, creando uno degli imperi più vasti che la storia ricordi.
Il premio Oscar Sergei Bodrov (Il prigioniero del Caucaso), uno dei più apprezzati registi russi contemporanei, mette in scena un'epopea storica che ricostruisce la nascita del guerriero Temugin, consegnato alla storia come il sanguinario Khan (condottiero) dell'impero mongolo, ritraendolo dalla nascita e riportando le varie tappe di una vita di stenti e umiliazioni, fino alla battaglia che lo lanciò definitivamente verso la costruzione del suo sconfinato impero. Nato nel 1162, il piccolo Temugin subisce soprusi e angherie da parte delle fazioni rivali, assiste alla morte del genitore e rischia a sua volta di rimanere ucciso. Privato della moglie bambina – scelta quando era poco più di un fanciullo – la avrà accanto per tutta la vita, lottando contro tutto e tutti pur di tenerla al proprio fianco. Girato nei veri luoghi che nei secoli scorsi hanno ospitato l'impero (spesso raggiungibili dopo ben quindici ore di viaggio dai centri abitati più vicini), obiettivo di Bodrov è quello di restituire alle cronache un personaggio diverso dal sanguinario conquistatore dipinto sui libri di storia, delineandone caparbietà e temerarietà nell'affrontare la vita e il nemico.
Un kolossal di due ore con scene cruente a base di digitale e luce naturale (creando un effetto realistico davvero impressionante), un film che punta sui sentimenti e sulle battaglie all'ultimo sangue, trascurando forse qualche dettaglio storicamente rilevante o magari contraendo il tempo con delle ellissi troppo accentuate. Ma Mongol è e resta un bell'affresco, una pagina di buon cinema che ricorda un passato remoto in cui un condottiero di nome Genghis Khan, è entrato nella storia.


Uci cinema

Warner Village

martedì 12 febbraio 2008

The transporter Trasporter extreme

Un film di Cory Yuen. Con Jason Statham, Shu Qi, Matt Schulze. Genere Azione, colore 93 minuti. - Produzione Francia 2002.
Locandina The Transporter

Frank, ex agente speciale a riposo, vive sulla costa del Mediterraneo francese e soltanto occasionalmente accetta lavori - più o meno illeciti - da corriere. La sua regola è quella di non chiedersi mai cosa trasporti e perché: ma quando da un pacco spunta all'improvviso una bella orientale le cose cambiano. Tanto da indurlo a mettersi contro il suo potentissimo e losco committente... Strano caso di coproduzione franco - americana, "The transporter" vede come garante del prodotto Luc Besson in veste di produttore: il che non è necessariamente una garanzia, anzi. Ma stavolta va un po' meglio del solito. Merito soprattutto del protagonista Statham, la cui maschera alla Bruce Willis è capace anche di qualche autoironia, conferendo al film brillantezza insolita per prodotti del genere almeno per tutto il primo tempo. Nella seconda parte purtroppo si torna su binari più fracassoni e consueti: ma la media finale è più che sufficiente. Comunque chi non ama i film di pura (e mera) azione può astenersi.


Un film di Louis Leterrier. Con Jason Statham, Amber Valletta, Alessandro Gassman, Clary Hunter, Jason Flemyng, Matthew Modine, Keith David, Kate Nauta. Genere Azione, colore 87 minuti. - Produzione Francia, USA 2005.
Locandina Transporter: Extreme

Frank Martin è un trasportatore con l'incarico di condurre a scuola il figlio di un pezzo grosso della squadra antidroga di Miami. Sembra un lavoro tranquillo finché il bambino non viene rapito da una banda di terroristi allo scopo di iniettargli un virus mortale in grado di contagiare il padre alla vigilia di un importante vertice antidroga cui partecipano esponenti politici di molte nazioni sudamericane. Frank dovrà lottare per salvare il bambino e per sventare il piano dei terroristi.
Jason Stathman torna nel ruolo che gli dette fama nel 2002 consacrandolo come uno dei nuovi attori di Hollywood, perfetto per i azione.
Scritto e prodotto come il precedente The trasporter da Luc Besson, questo film piacerà sicuramente agli amanti delle scene mozzafiato: in 90 minuti assistiamo a inseguimenti ai limiti dell'irrazionale, sparatorie da cui il buono riesce sempre a farla franca, un campionario di arti marziali da far invidia ai film orientali (non per la qualità), un'automobile che sembra presa in prestito da un qualsiasi set di un film di James Bond e chi più ne ha più ne metta. Detto questo, se per un attimo mettiamo da parte il fatto che in un film del genere i caratteri dei personaggi risultano appena tratteggiati (il buono – supereroe, il cattivo dalle movenze mafiose interpretato da Alessandro Gassman, la madre coraggio, il padre inesistente che quando compare sulla scena dice soltanto banalità), riusciamo anche a salvare qualche momento genuinamente piacevole in cui emerge un umorismo quasi involontario che non stona con i caotici eventi narrati. Si astengano dalla visione coloro che in un film cercano qualcosa di più del semplice intrattenimento.



Consigliati agli amanti del genere

lunedì 11 febbraio 2008

Lords of Dogtown (2005)

Un film di Catherine Hardwicke. Con John Robinson, Emile Hirsch, Rebecca De Mornay, William Mapother, Julio Oscar Mechoso, Victor Rasuk, Nikki Reed, Heath Ledger, Vincent Laresca, Johnny Knoxville, America Ferrera. Genere Azione, colore 107 minuti. - Produzione USA, Germania 2005.
Dvd Lords of Dogtown
Locandina Lords of Dogtown
L'estate del 2005 potrebbe essere considerata per l'Italia, almeno sotto l'aspetto cinematografico, la nuova era dello skateboard, oggetto di culto ancora oggi a trent'anni dalla sua nascita. A solo un mese dall'uscita nelle sale del documentario "Dogtown and the Z-boys" diretto da uno dei fondatori degli Z-boys, viene distribuito "The Lords of Dogtown", versione fiction del sentito e ammirabile atto d'amore di Stacy Peralta, qui sceneggiatore.
Lords of Dogtown fotografa quel magico momento degli anni'70 in cui, tre giovani surfers ebbero l'intuizione di trasferire il "volo sull'acqua" sull'asfalto di Venice Beach in California. L'epoca trasgressiva, il passaggio dalla sabbia allo status di "rich and famous", la ribellione e la droga, investono i tre ragazzi che subiscono il conformismo di un paese in crisi di identità che fagocita anche chi ha grandi idee. L'unica soluzione è liberare l'energia su una tavola di legno e quattro ruote.
Viscerale, immerso nelle riprese acrobatiche sullo skate, il film della Hardwicke manca della poesia del documentario. Così come accade con il Rap, quando si perde il contatto con la strada, la realtà si trasforma e lo stereotipazione emerge consegnandoci una sensazione fittizia, non immediatamente percepibile da chi non ha provato l'ebbrezza dello skateboarding.
Lords of Dogtown rimane comunque un'interessante istantanea di un sogno che ancora oggi è vivo.
Consigliato ni

domenica 10 febbraio 2008

John Rambo (2008)

Un film di Sylvester Stallone. Con Sylvester Stallone, Julie Benz, Paul Schulze, Matthew Marsden, Graham McTavish, Ken Howard, Rey Gallegos, Tim Kang, Jake La Botz. Genere Azione, colore 93 minuti. - Produzione USA, Germania 2008. - Distribuzione Buena Vista
Locandina John Rambo

John Rambo non è più tornato a casa. L’ex reduce del Vietnam vive al confine tra la Tailandia e la Birmania e risale il fiume Salween per cacciare serpenti velenosi. L’ozio catartico del guerriero è turbato da un gruppo di missionari laici, guidati dalla bionda e idealista Sarah Miller, che vorrebbe raggiungere e soccorrere alcuni villaggi birmani vessati da un sadico regime militare. La missione di pace verrà duramente interrotta dai soldati di Burma. Messo insieme un esercito di mercenari, Rambo e compagni si imbarcheranno in un´impresa (apparentemente) suicida. “Non si può vivere tutta la vita sopra una sella, bisogna fermarsi da qualche parte…” e così anche John Rambo ha trovato un luogo fisico e una condizione dell’anima dove cominciare progressivamente a invecchiare. Ma poi Stallone lo ha stanato e lo ha motivato con nuovi sviluppi narrativi. Così Rambo è tornato, sempre più stanco, sempre più in crisi, sempre più incazzato. Con la chiamata alle armi ritorna pure l’incubo della rimozione esplicitata dall’attore-regista attraverso l’evidenza del flashback, che rinnova al giovane spettatore come al vecchio e nostalgico, le vite precedenti del reduce belligerante del cinema americano anni Ottanta. Ri-vediamo il Rambo di Ted Kotcheff, veterano in cerca di un pacifico reinserimento, avversato ed emarginato dalla società, il reduce John del secondo episodio, disadattata macchina bellica che torna nuovamente utile al governo e all’esercito, e l’implacabile Rambo III di Peter MacDonald, in ritardo ideologico sugli avvenimenti della politica internazionale (la Perestojka), che convertiva in “amico” il nemico russo. Il John Rambo ritrovato del titolo è una maschera (di dolorose metamorfosi) la cui referenza deve essere cercata all’interno del genere (quello dei “soldati in azione” dell’action movie degli anni Ottanta) e non rispetto alla società che la produce. L’eroe in action di Stallone, lanciato contro l’esercito militare birmano che da sessant’anni uccide, tortura, stupra, umilia e mutila la popolazione Karen, è fuori tempo massimo ma proprio per questo commovente, patetico e patibile: un corpo votato a tutte le esperienze del dolore e a ragione di questo capace di suscitare un sentimento di malinconica compassione. John Rambo è “il nostro che arriva” da un passato leggendario in un presente ordinario che non prevede la possibilità di esistenza dell’eroe. Soddisfatto il desiderio di catarsi dello spettatore con l’orribile punizione che occorrerà al perfido antagonista, Rambo lascia il passo alla modernizzazione incipiente, imboccando solitario la strada di casa, meta e figura fondamentale del cinema americano. Come Rrocky anche Rambo esce di scena recuperando (nel titolo) nome e identità.


Molfettaoutletcinema