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mercoledì 18 febbraio 2009

Il curioso caso di benjamin Button

Il film è stato molto pubblicizzato, ma forse di esso non è stata presa la vera assenza, non so cosa voi vi aspettiate ma forse è meglio che vi dica cosa dovreste aspettarvi.... una dolcissima storia d'amore e di vita, dove ogni incontro o scontro con i  personaggi, facenti parte della vita di Benjamin,  hanno sempre qualcosa "da dargli" e a volte la vera curiosità del film (Benjamin non invecchia ma ringiovanisce) passa in secondo piano. Difficile pensare di perdere la verginità a 90 anni o avere una figlia della tua stessa età o la demenza durante la pubertà, sono queste le situazioni che questo film ci propone, ma anche tante storie di vita non cosi lontane dalla normalità. Non credo sia una pellicola che verrà ricordata nel tempo, ma sicuramente una emozione la fà vivere, infondo il cinema ha il compito di farci appassionare a delle storie, a volte irrazionali, ma comuncque che ci facciano riflettere e sognare. Consigliato SI.

giovedì 7 febbraio 2008

Seven (1995)


Locandina Seven

Sette sono i peccati capitali e sette sono gli omicidi che un assassino psicopatico programma, corredati da torture efferate. Comincia con la gola e l'avarizia, continua con l'accidia. L'ultimo è la lussuria, ma l'intervento di due investigatori, uno anziano e nero, uno giovane e bianco, lo obbliga a modificare il piano. Tra i tanti meriti della sceneggiatura di Andrew Kevin Walker c'è anche quello di aver modificato gli stereotipi della coppia bianco-nero approfondendo i personaggi a livello psicologico e legandoli ai temi principali del : la presenza del Male nel mondo e l'indifferenza di fronte alla caduta dei valori. Un film dal taglio espressionista (fotografia di Darius Khondji; musica di Howard Shore), ambientato in una città senza nome, ricco di citazioni letterarie che ne sono la minacciosa struttura, senza una scena di violenza di cui sono visibili soltanto le conseguenze. Un bel cast in cui si distingue K. Spacey nel tragico epilogo.

BY il Morandini

lunedì 21 gennaio 2008

david fincher

David Fincher

L'apprendistato del giovane regista è nobile: la sua carriera inizia infatti alla Industrial Light and Magic di George Lucas, dove lavora a Il ritorno dello Jedi (1983) e a Indiana Jones e il tempio maledetto (1987). Dopo una carriera onusta di premi e riconoscimenti nel campo dei video musicali e pubblicitari, esordisce sul grande schermo con il terzo episodio della saga di Alien (1992). Purtroppo il film risulta essere il peggiore fra tutti quelli realizzati: il pessimismo ed i toni cupi della versione di Fincher mal si confanno ad una saga già conosciuta al grande pubblico. Il regista deve aspettare un paio d'anni prima di raggiungere il successo commerciale e di critica che, puntualmente, arriva nel 1995 con Seven. Il film è un grande successo, anche grazie alla performance del luciferino Kevin Spacey e del sempre bravo Morgan Freeman. Nel film appare accanto all'allora boyfriend Brad Pitt anche una spaesata Gwyneth Paltrow. Meno riuscito e troppo costruito a tavolino è The game (1997). Il capolavoro arriva due anni dopo con Fight Club (1999), dove il regista chiama di nuovo Pitt affiancato da un incommensurabile Edward Norton. Discusso e oggetto di feroci polemiche per il non troppo velato invito alla violenza, il film è un cult assoluto con una colonna sonora di assoluta eccellenza. Si tratta, forse, del più cinico e spietato atto d'accusa, nell'ambito da “un cinema fotocopia” come quello americano, nei confronti delle mode e gli usi del nostro tempo. L'angoscia claustrofobica della persona in trappola, che molti americani hanno vissuto dopo i fatti dell'11settembre 2001, è il motivo portante di Panic Room (2002) con una Jodie Foster intrappolata con il figlio in una stanza blindata. Il film non ha mantenuto fino in fondo le aspettative del pubblico pur risultando uno dei thriller di maggior successo della stagione.

Zodiac (2007)

Durante l'estate del 1968, nell'area di San Francisco, comincia a operare un serial killer che rivendica i propri omicidi con lettere spedite ai principali quotidiani locali. Dopo aver assunto un nome riconoscibile, Zodiac, l'assassino sfida la polizia con una serie di messaggi in codice che nessuno riesce a decifrare correttamente. Sulle sue tracce, oltre a una coppia di detective, si mettono anche un giornalista alla ricerca di scoop e un vignettista frustrato, quest'ultimo appassionato di codici ed enigmistica: la sfida è appena cominciata…
Zodiac è un thriller atipico: ispirato alle azioni di un serial killer che tenne per anni in scacco la polizia di San Francisco (ancora oggi il caso è considerato chiuso solo perché il principale imputato morì prima di essere sottoposto a processo), il film di David Fincher concentra le sue attenzioni non tanto sulla figura dell'assassino, che rimane sullo sfondo, avvolta da un'aura inquietante e misteriosa, ma su un eterogeneo gruppo di personaggi, le cui vite vengono sconvolte dalle azioni del killer.
Il tema dell'ossessione, già declinato efficacemente da Fincher nelle pellicole del suo recente passato, ritorna e diventa quindi perno dell'intera vicenda: tutti i protagonisti della storia, in primo luogo l'ispettore David Toschi (un eccezionale Mark Ruffalo) e l'anonimo vignettista Robert Graysmith (il capace Jake Gyllenhaal), sacrificano carriera, affetti e famiglia, pur di trovare il bandolo della matassa che, anno dopo anno, si fa sempre più fitta e apparentemente inestricabile. Sullo sfondo, emerge sempre più chiaro il ruolo chiave che assumono col passare degli anni i media e l'informazione in generale.
Nonostante la sua eccessiva durata (oltre due ore e mezza) non contribuisca certo a renderne più agevole la visione, Zodiac garantisce più di un momento memorabile: la sequenza dell'omicidio a sangue freddo di una coppietta nei pressi di un lago e quella che vede Jack Gyllenhaal scendere nello scantinato di uno dei presunti colpevoli, valgono, come si suol dire, il prezzo del biglietto. Peccato che Fincher non abbia reso più compatta e omogenea la narrazione e non abbia utilizzato il tempo a sua disposizione per approfondire meglio alcuni personaggi, come quello del giornalista ubriacone interpretato (casualmente…) da Robert Downey Jr. e quello, forse troppo marginale, cui dà volto e corpo Chloe Sevigny. Graziato da una prestazione del cast a dir poco sontuosa, Zodiac è un film ostico, affascinante, un "thriller non thriller" anticonvenzionale, forse troppo lento e denso di fatti e dialoghi. In America il pubblico non ha gradito (la critica è invece osannante): da noi, dato il genere, potrebbe avere miglior fortuna. Quel che è certo è che David Fincher, anche se non al suo meglio, ha davvero talento da vendere.

By mymovie


Consigliato SI

venerdì 14 dicembre 2007

Fight Club (1999)

Un film di David Fincher. Con Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Edward Norton, Meat Loaf, Zach Greiner, Jared Leto, Ezra Buzzington. Genere Drammatico, colore 139 minuti. - Produzione USA 1999.


Picchiarsi per stare meglio: questo l'assunto del film. Dopo il successo, in parte inaspettato, di Seven, Fincher ripercorre e perfeziona la violenza. Pitt è semplicemente il diavolo: forte, astuto, bello e violento. Norton docile uomo maniacale ed inquadrato in una vita steriotipata che non può far altro che rimanerne sedotto. La perfetta combinazione di attori e di un copione sempre aggressivo e disprezzante degli steriotipi moderni ci inganna sulla vera realtà dei personaggi lasciando perplesso il povero spettatore. Una dritta....quando il personaggio di Pitt, Tyler Durder dice di essere un montatore di pellicole al cinema e di avere il vizietto di inserire immagini porno nelle pellicole, fate attenzione con la sua immagine ha tappezzato tutto il film e ha ingannato ancora una volta anche voi.