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domenica 10 febbraio 2008

Tutta colpa di Voiltaire (2000)

Un film di Abdel Kechiche. Con Sami Bouajila, Elodie Bouchez, Bruno Lochet. Genere Drammatico, colore 130 minuti. - Produzione Francia 2000.
Locandina Tutta colpa di Voltaire


Oltre due ore per un film documento che riguarda una situazione che è anche italiana: l'immigrazione. Questa volta il teatro è Parigi, dove arriva Jallel, piena di ottimismo e speranze. Ma la realtà con la quale si scontra è durissima. Difficoltà grandi nei rapporti, enormi nel lavoro. Nessuna possibilità di inserimento. Cose conosciute.

La schiavata (2003)

Un film di Abdel Kechiche. Con Osman Elkharraz, Sara Forestier, Sabrina Ouazani, Nanou Benhamou, Hafet Ben-Ahmed, Aurélie Ganito, Carole Franck, Hajar Hamlili, Rachid Hami, Meriem Serbah, Hanane Mazouoz, Sylvaine Phan. Genere Drammatico, colore 117 minuti. - Produzione Francia 2003.
Locandina La schivata
L'adolescenza è un tema abusato nel cinema , e i registi hanno offerto innumerevoli letture, dalle più banali a quelle più interiori, a quelle più selvagge.
La schivata è una delle più vere, vicine alla realtà, con una morale forte e non esageratamente didascalica. L'opera seconda di Kechiche (Leone d'oro nel 2000 come esordiente con Tutta colpa di Voltaire) fotografa lo spaccato di un sobborgo parigino scegliendo come protagonista una ragazza carina e smaliziata, Lydia, che frequenta un corso di teatro, e si muove fra amici e spasimanti. Lei è amica d'infanzia di Krimò, un giovane introverso di origine maghrebina, ma lui è convinto che fra loro ci dovrebbe essere qualcosa di più.
Penalizzato dalla traduzione poco curata e dal doppiaggio con forti inflessioni romane (possiamo comprendere, comunque, che il budget per un film come questo non sia elevato), La schivata si distingue proprio nei dialoghi. I luoghi d'incontro dei ragazzi diventano teatro di vita e vita di teatro, con continue discussioni sui comportamenti di uno e dell'altro. I personaggi principali sono ben delineati, come alcuni dei co-protagonisti (l'amico di Krimò è a volte irresistibile) e le situazioni acquisiscono forza nella loro ripetitività.
Kechiche,prendendo spunto dal "Gioco del caso e dell'amore" di Marivaux che gli studenti devono interpretare, rappresenta un mondo dal quale non si può sfuggire perché ognuno è condizionato dal ceto d'origine, e lo fa con sincerità, seguendo i ragazzi con l'obiettivo come fosse uno di loro.
Un'insegnamento per il cinema giovanilistico nostrano.

consigliato SI

lunedì 14 gennaio 2008

Cous Cous (2007)

Un film di Abdel Kechiche. Con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk, Alice Houri. Genere Drammatico, colore 151 minuti. - Produzione Francia 2007. - Distribuzione Lucky Red
Beiji, 6o anni, lavora alla riparazione delle imbarcazioni nel porto di Sète, vicino a Marsiglia. Poco disposto alla flessibilità che la nuova organizzazione impone, viene licenziato. Beiji è divorziato e ha una nuova compagna ma non ha perso i contatti con la famiglia. Ora l'uomo vuole realizzare un sogno: ristrutturare una vecchia imbarcazione e trasformarla in un ristorante in cui proporre come piatto forte il cuscus al pesce. Nonostante le difficoltà economiche Beiji trova l'aiuto di tutti i familiari e l'impresa pare destinata al successo. Abdel Kechiche, dopo quel film particolarmente interessante e 'nuovo' che è stato La schivata, torna a parlare del mondo che conosce meglio e cioè di quello degli arabo-francesi integrati da decenni nella società dell'area marsigliese ma comunque, in qualche misura, visti sempre come 'diversi'. Non c'è però alcun pietismo buonista nel suo cinema. C'è piuttosto, in particolare in questo film, la voglia di raccontare le dinamiche familiari in un ambito in cui gli uomini pongono problemi ma non li risolvono. Sono le donne, pur con le loro invidie reciproche e le frustrazioni più o meno espresse, a prendere in mano le situazioni anche nei momenti di maggiore crisi cercando una via d'uscita, talvolta traumatica e talaltra propositiva.
Kechiche si muove in un contesto sociale che è giä stato ampiamente analizzato da Robert Guediguian (il porto in area marsigliese) ma lo fa con una grande leggerezza che non permette di avvertire la lunghezza del film offrendo un racconto corale che parla di uomini e donne, della loro fatica di vivere ma anche del desiderio di riscatto e dell'imprenditorialità familiare che lega le persone con i sentimenti e con un obiettivo da raggiungere insieme nonostante i contrasti personali. Nello sguardo di Beniji si può leggere un'intera vita fatta di lavoro, un passato che però non conta più nulla dinanzi ai nuovi ritmi produttivi e alle esigenze del ‘mercato'. Ma Beniji non vuole,come gli suggerisce il suo capo, ‘avere più tempo per i nipotini' (che pure adora). Vuole sentirsi un uomo che ha ancora da dare qualcosa alla società. Il cous cous potrebbe essere la soluzione. Potrebbe.

By Mymovie

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