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mercoledì 27 maggio 2009

Angeli e demoni

Il film ha un ritmo frenetico, serrato, incalzante. Questa è l'unica nota positiva. Inoltre, grazie ad alcune suggestive inquadrature, funziona da ottimo spot pubblicitario per la città di Roma (che non ha certo bisogno di pubblicità). Non ho letto il libro, ma non giudico mai i film facendo un confronto fra pagina scritta e pellicola. Le continue intuizioni di Tom Hanks, in base ad indizi casuali e del tutto contestabili, sono il perno per la riuscita della sua missione, che consiste nell'evitare una vera e propria catastrofe attorno alla basilica di San Pietro, al Conclave riunitosi per l'elezione di un nuovo pontefice, e alla città del Vaticano. Peccato che queste "geniali" intuizioni risultino appunto forzate, costruite a tavolino (mi riferisco alla dozzinale sceneggiatura) e davvero poco credibili. Per non parlare dell'antimateria, di un camerlengo che si butta col paracadute da un elicottero e dopo una violenta esplosione, nonostante il violento spostamento d'aria, plana proprio al centro di piazza San Pietro, da dove appunto era decollato l'elicottero. Buona, comunque, la ricostruzione di certi ambienti: cripte, chiese, scorci della Roma notturna, del centro, e del Lungotevere. Qualche personaggio azzeccato: i cardinali chiusi nella cappella Sistina, il comandante delle Guardie svizzere. E poi solo fantasia, tanta fantasia, giusto per passare un po' di tempo. Consigliato agl'amanti degli intrighi e dei sotterfugi
Per vedere il film clicca qui

lunedì 18 febbraio 2008

Ed Tv (1999)

Un film di Ron Howard. Con Matthew McConaughey, Sally Kirkland, Woody Harrelson, Jenna Elfman, Adam Goldberg, Michael Moore, Martin Landau, Susy Andersen. Genere Commedia, colore 113 minuti. - Produzione USA 1999.

Locandina ED tv

La NWBC di S. Francisco vara un nuovo e rischioso programma non stop (“True Tv”): seguire con tre telecamere un cittadino qualsiasi minuto per minuto, dal risveglio al mattino sino a notte. Il prescelto è lo scapolo trentenne Ed Pekurny (M. McConaughey), commesso in un negozio di video. Il programma ha un successo enorme, continua per un altro mese, ma la celebrità ha un prezzo e diventa una schiavitù. Ed si ribella. Strangolato dalle norme contrattuali, non può, ma ha un'alzata d'ingegno e si libera. Sulla scia di The Truman Show di cui è il ribaltamento (la vittima è consenziente), è l'applicazione estrema del cinéma-verité degli anni '60: la vita in diretta. Come nel film di P. Weir, la sceneggiatura di Lowell Ganz e Babaloo Mandel è di astuzia sopraffina nel mescolare i toni (comicità, pathos, critica di costume, denuncia sociale) e nel trasformare la vita di una famiglia come tante in una soap opera con ripetuti colpi di scena e rivelazioni. Morale: un tempo si diventava famosi se si era speciali; oggi si diventa speciali se si è famosi e si sta sui teleschermi. Altra lezione: con la sua presenza la cine(tele)camera modifica la realtà. Regista eclettico di mestiere garantito, R. Howard (1954) governa il traffico con sagace tempismo e un palese affetto per i personaggi. Dà il suo meglio nella commedia. Vagamente ispirato al film franco-canadese Louis XIX, King of the Airwaves (1993).

il MORANDINI 2008
di Laura, Luisa e Morando Morandini

Cinderella Man (2005)


Un film di Ron Howard. Con Russell Crowe, Renée Zellweger, Connor Price, Paul Giamatti, Boyd Banks, Craig Bierko, Paddy Considine, Bruce McGill, David Huband. Genere Drammatico, colore 144 minuti. - Produzione USA 2005.
Locandina Cinderella Man - Una ragione per lottare

Cinderella Man ispirato alla storia vera di James Braddock, un pugile dalla carriera alterna. Dopo una serie di importanti vittorie finì nell'ombra per riemergerne nei giorni della Grande Depressione fino a giungere a combattere per il titolo di Campione del Mondo dei pesi massimi contro il temibile (aveva già due morti a suo carico sul ring) Max Baer. Una premessa necessaria: qualora non foste appassionati di boxe e non sapeste come l'incontro ebbe termine evitate di informarvi. Vi potrete godere tutte le fasi del combattimento con le mani sudate e i muscoli contratti. Ma anche qualora sapeste tutto della carriera di James J. Braddock l'emozione non mancherà perché questo film di Ron Howard ha un grande e unico interprete (ai nostri giorni) per un ruolo come questo: Russell Crowe. L'attore australiano offre al suo protagonista non solo una fisicità straordinaria ma anche la vasta gamma di espressioni di cui è capace. Il cinema che ha al centro della sceneggiatura la boxe corre il rischio del 'già visto' più di altri. Ron Howard lo affronta con coraggio e riesce a realizzare un film (perdonateci l'ardire) "alla Ford". Un film cioè in cui non si perde mai di vista la potenza narrativa associata a un tema forte. In questo caso si tratta del 'non mollare' in un'epoca della storia americana che ha più di un punto di contatto con quella contemporanea: la Grande Depressione. James J. Braddock ne diviene un simbolo popolare perché non dimentica le proprie origini e conosce la miseria economica. Che non coincide mai con il degrado morale. I suoi valori sono saldi così come salda è la consapevolezza che nel Grande Paese non tutto è davvero 'grande'. Il sottoscala in cui vive la famiglia di un uomo che ogni giorno deve cercare un lavoro precario è il luogo a cui tornare ogni giorno per fingere magari un'improvvisa inappetenza per dare più cibo ai propri figli. La boxe diventa così, ancora una volta ma con più intensità che in altri casi, un'occasione cinematografica per parlare del riscatto umano per non far dimenticare ciò che fa di un essere umano un 'uomo'. Si osservi la scena in cui James saluta i figli prima di lasciarli per l'incontro che potrebbe costargli la vita. Dà una carezza ai due più piccoli e la mano al figlio maggiore. Subito anche quello immediatamente più giovane gli tende la propria per affermare la propria 'crescita' e assunzione di responsabilità. Potrebbe essere (questa come altre) una scena di un film del passato. Ma non stona, non è retorica, commuove. Perché, fortunatamente, c'è ancora il grande cinema che intrattiene senza far rinunciare a pensare.

Consigliato assolutamente si



giovedì 3 gennaio 2008

ron Howard

Ron Howard

Noto al pubblico italiano soprattutto per aver dato volto a Richie Cunningam nel serial Happy Days, serie culto degli anni Settanta, Ron Howard ha iniziato la sua carriera televisiva quand'era ancora praticamente in fasce apparendo in spot pubblicitari. Nel 1973 George Lucas lo sceglie perAmerican graffiti, in cui divide la scena, tra gli altri, con un certo Harrison Ford. Happy Days fa il resto: la serie dura dieci anni ma Howard, sentendosi stretto il personaggio decide di dedicarsi alla regia e raggiunge un accordo con il re dei film a buon mercato Roger Corman che nel 1977 produce Attenti a quella pazza Rolls Royce , film che segna l'esordio di Howard dietro la macchina da presa. Negli anni Ottanta la carriera decolla: il primo successo è il divertente Splash una sirena a Manhattan, in cui esordisce Tom Hanks. L'abilità di Howard sta nel saper passare da un genere all'altro mantenendo stabile l'equilibrio tra la componente commerciale, tipica del cinema made in Usa, e quella autoriale che si esprime soprattutto nell'ottima direzione degli attori, che sono sempre star di prima grandezza. Ecco Cocoon (1990), Fuoco assassino (1993), Cronisti d'assalto (1996), Ransom (1998). La consacrazione definitiva avviene con Apollo 13 (1995) che vede Tom Hanks tra i protagonisti. Il film che emoziona l'America guadagna diverse candidatura agli Oscar e ai Golden Globe. Nel 1997 Howard dirige Edtv (1997) satira del vojeurismo televisivo. Nel 2000 arriva il mega successo, solo americano però, del Grinch (2000) troppo yankee per essere apprezzato in Europa. Il film è caratterizzato da una rimarchevole prestazione di Jim Carrey, sempre nascosto da un ingombrante e pelossisimo costume verde. Nel 2002 arriva, finalmente l'Oscar con la biografia romanzata del matematico premio Nobel John Nash in A beautiful mind (2002). Del 2003 è The Missing (2003) film che si muove sulla scia di Sentieri selvaggi.
Nel 2005 dirige Il Codice da Vinci.

domenica 16 dicembre 2007

Il codice Davinci (2006)

Stiamo parlando forse di una delle storie meglio organizzate all'interno del panorama cinematografico mondiale. Non importa se il film venga trovato brutto o bello, la cosa che accomunerà tutti gli spettatori sarà un profondo senso d' incertezza e di ammirazione nei confronti di Dam Brown. Il vero problema del film è proprio il libro e il suo devastante successo, infatti l'incredibile qualità narrativa e la grande quantità di informazioni non riproducibile dal film, lo rendono vuoto e con qualche lacuna. Ron Howard è un regista che ci ha offerto film interessanti come "A Beautiful mind" e "Cinderella Man", ma oggi si presenta nei panni di un narratore di cinema di genere che ritma la sua caccia al tesoro peccando di aver trascurato informazioni, che se pur fasulle o non importantissime, creano nel libro un profondo senso di inquietudine catturando l'interesse dello spetattore. Il film ai critici non è piaciuto, io lo trovato interessante e diretto molto bene. Un plauso alla colonna sonora che è una costante e piacevole accompagnatrice del film. Trama......Il cadavere del curatore del Louvre viene trovato ricoperto di strani segni e nella posizione dell'uomo di Vitruvio di Leonardo Da Vinci. Delle scritte sul suo corpo coinvolgono Robert Langdon, un esperto di simbologia che insieme alla nipote del morto inizierà una ricerca che potrebbe portare a uno sconvolgimento della fede cristiana.

venerdì 14 dicembre 2007

A beautiful mind


Regia dell'ormai irrangiungibile Ron Howard, che smessi fortunatamente i panni di attore (se non lo sapete è il rosso Richie del telefilm Happy Days), ormai veste con indiscutibile talento e successo quelli del regista, regalandoci momenti indimenticabili con "Il Codice da Vinci", "Apollo 13" e lo stesso "a beautiful mind". Il film come l'uragano katrina devasta il povero spettatore, trasportandolo costantemente nel dubbio, tra realtà o immaginazione che assale il protagonista J. Nash. A beautiful mind si basa su una storia vera, infatti è veramente esistito questo luminare che pur avendo tanto chiari i concetti matematici più incredibili, a stento riusciva a riconoscere il vero dal falso, ma nonostante ciò con l'aiuto della sua dolce moglie riesce a completare la sua vita con la vincita del Nobel e, soprattutto, raggiungendo un compromesso con la propria mente. Superlativa è l'interpretazione di Russel Crowe che dopo eser riuscito a dare un anima al sanguinario legionario in "Il Gladiatore" , sfodera una seconda interpretazione da Oscar che garantisce al film veridicità e l'entrata nell'Olimpo dei film.