
mercoledì 25 febbraio 2009
Lettere Da Iwo Jima

venerdì 15 febbraio 2008
Beaufort (2007)
Beaufort parla di guerra da un punto di vista insolito, non già quello di una battaglia per la liberazione, ma da quello introspettivo dei suoi soldati, raccontandone gli antefatti e le giornate passate in attesa di un imminente attacco. Dal punto di vista emotivo, il film rappresenta per bene l'empatica rappresentazione della guerra, osservando scrupolosamente le reazioni dei giovanissimi soldati, costretti a vivere al fronte di montagne sperdute, ben visibili per poter essere osservati e spaventare le postazioni nemiche. Da quello cinematografico funziona meno, non uscendo mai – per volere registico – dalla mera osservanza delle regole imposte dal genere.
Purtroppo, in casi come questi, il cinema rischia di scendere a patti con la sensibilità delle immagini al punto da impedire una critica serena e razionale della pellicola stessa. Certo, Beaufort è anche la guerra invisibile combattuta da giovani nei confronti di altri giovani, è la struggente dimostrazione delle nefandezze umane, un ritratto claustrofobico di una generazione al limite, un tema impeccabile sotto il profilo umano che scende lentamente sotto pelle, creando quell'insano terrore che solo la deficienza umana può sortire.
Ma usciti dalla sala, il desiderio di denuncia sociale si perde nello sterile chiacchiericcio retorico, sovrapponendo le immagini di Beaufort a quelle di centinaia di pellicole che alimentano da più di un secolo le cronache di guerra. In letteratura può anche funzionare. Al cinema, talvolta, si cede alla pavida osservanza del sentire comune. Quel sentire che impedisce molto spesso di dire: "niente di nuovo sul fronte occidentale".
sabato 9 febbraio 2008
Black Hawk Down (2001)
Nel 1993 in Somalia comanda l'orrido Aidid che letteralmente fa morire di fame il popolo sottraendo gli aiuti umanitari occidentali. Gli Americani decidono di catturare alcuni complici del signore della guerra. Al blitz partecipano i soliti reparti speciali: Rangers, Delta Force eccetera. Sulla carta l'operazione è perfetta, ma nella realtà ben presto il controllo viene perso. L'"imprevisto" è l'abbattimento di un elicottero (il senso del titolo) proprio in una piazza di Mogadiscio. Da quel momento il film diventa una battaglia più realista di una battaglia vera. Il famoso sbarco a Omaha di Spielberg nel Soldato Ryan rispetto all' "incidente di Mogadiscio" è quasi una gita. Lo sbarco durava diciannove minuti, qui ci sono due ore buone di spari. Certo, sembra davvero un videogame di guerra. Strategia sulla strada, dall'alto coi video, dallo stato maggiore. E poi sangue, sangue e ancora sangue. E poi troppe storie: sono una ventina i soldati che vengono tallonati dal regista. Quasi non c'è il tempo di conoscerli. Era meglio lo Scott di Thelma& Louise, anche se il regista, e la verità del film, meritano riguardo.
Consigliato SI