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mercoledì 25 febbraio 2009

Lettere Da Iwo Jima

In un modo radicalmente diverso Eastwood si immerge in una lettura insolita di una delle tante pagine sanguinose del Secondo Conflitto Mondiale. Allo spettatore spetta il ruolo insolito di mettersi nei panni del "nemico", in un ribaltamento dei soliti schemi convenzionali, tipici dei film di guerra. In effetti, il lavoro di Eastwood lo si può definire più che altro un monito alle letture superficiali degli eventi, e lancia un segnale chiaro e mai assolutamente retorico sull'inutilità e le barbarie che ogni conflitto porta inevitabilmente con se. Il film viaggia lento come una barca in un mare piatto, questo permette una attenta analisi dei personaggi  e di tutto quello che li spinge a lottare per la patria e a volte a morire per essa e per il proprio onore. Clint in maniera indieretta mette  a fuoco questo aspetto fanatico a cui l'uomo viene portato mettendone in risalto soprattutto i lati negativi, e incoraggiando sempre l'importanza della vita e dei suoi valori piu veri che non sono onore e fanatismo, ma principalmente amore uguaglianza e rispetto. 

venerdì 15 febbraio 2008

Beaufort (2007)

Un film di Joseph Cedar. Con Ohad Knoller, Ami Weinberg, Alon Abutbul, Oshri Cohen, Itay Tiran, Eli Altonio, Danny Zahavi. Genere Guerra, colore 125 minuti. - Produzione Israele 2007.
Beaufort
Libano, anno 2000. La roccaforte di Beaufort, base militare israeliana che controlla da diciotto anni i territori libanesi, è seriamente minacciata dalla rivolta degli Hezbollah, il gruppo indipendentista che mira a distruggere il quadrato israeliano per cacciare i nemici complici di anni di occupazione. Il film di Joseph Cedar racconta la storia di una ritirata, quella seguita alla sera del 24 maggio del duemila, quando la base fu rasa al suolo da migliaia di bombe.
Beaufort parla di guerra da un punto di vista insolito, non già quello di una battaglia per la liberazione, ma da quello introspettivo dei suoi soldati, raccontandone gli antefatti e le giornate passate in attesa di un imminente attacco. Dal punto di vista emotivo, il film rappresenta per bene l'empatica rappresentazione della guerra, osservando scrupolosamente le reazioni dei giovanissimi soldati, costretti a vivere al fronte di montagne sperdute, ben visibili per poter essere osservati e spaventare le postazioni nemiche. Da quello cinematografico funziona meno, non uscendo mai – per volere registico – dalla mera osservanza delle regole imposte dal genere.
Purtroppo, in casi come questi, il cinema rischia di scendere a patti con la sensibilità delle immagini al punto da impedire una critica serena e razionale della pellicola stessa. Certo, Beaufort è anche la guerra invisibile combattuta da giovani nei confronti di altri giovani, è la struggente dimostrazione delle nefandezze umane, un ritratto claustrofobico di una generazione al limite, un tema impeccabile sotto il profilo umano che scende lentamente sotto pelle, creando quell'insano terrore che solo la deficienza umana può sortire.
Ma usciti dalla sala, il desiderio di denuncia sociale si perde nello sterile chiacchiericcio retorico, sovrapponendo le immagini di Beaufort a quelle di centinaia di pellicole che alimentano da più di un secolo le cronache di guerra. In letteratura può anche funzionare. Al cinema, talvolta, si cede alla pavida osservanza del sentire comune. Quel sentire che impedisce molto spesso di dire: "niente di nuovo sul fronte occidentale".


sabato 9 febbraio 2008

Black Hawk Down (2001)

Un film di Ridley Scott. Con Josh Hartnett, Tom Sizemore, Ewan McGregor, Sam Shepard, Jason Isaacs, Jerry Bruckheimer, Ridley Scott, Eric Bana, Orlando Bloom, Otto Kruger, Ioan Gruffudd, Ty Burrell, Jeremy Piven. Genere Guerra, b/n 144 minuti. - Produzione USA 2001.
Locandina Black Hawk Down

Nel 1993 in Somalia comanda l'orrido Aidid che letteralmente fa morire di fame il popolo sottraendo gli aiuti umanitari occidentali. Gli Americani decidono di catturare alcuni complici del signore della guerra. Al blitz partecipano i soliti reparti speciali: Rangers, Delta Force eccetera. Sulla carta l'operazione è perfetta, ma nella realtà ben presto il controllo viene perso. L'"imprevisto" è l'abbattimento di un elicottero (il senso del titolo) proprio in una piazza di Mogadiscio. Da quel momento il film diventa una battaglia più realista di una battaglia vera. Il famoso sbarco a Omaha di Spielberg nel Soldato Ryan rispetto all' "incidente di Mogadiscio" è quasi una gita. Lo sbarco durava diciannove minuti, qui ci sono due ore buone di spari. Certo, sembra davvero un videogame di guerra. Strategia sulla strada, dall'alto coi video, dallo stato maggiore. E poi sangue, sangue e ancora sangue. E poi troppe storie: sono una ventina i soldati che vengono tallonati dal regista. Quasi non c'è il tempo di conoscerli. Era meglio lo Scott di Thelma& Louise, anche se il regista, e la verità del film, meritano riguardo.



Consigliato SI