Pur essendo passati una decina d'anni dal viaggio d'andata, i produttori non hanno usufruito al meglio del tempo a loro disposizione. A memoria il viaggio d'andata si presentava come un film dall'alto contenuto adrennalinico e sentimentale, con uno statuario Giannini e un bel Raul Bova (bellezza.....metà successo ...se non tutto). Il film risulta povero nei contenuti e ripetitivo nelle figure retoriche ma soprattutto inadeguato nelle colonne sonore. A mio avviso la parte piu bella è interpretata dal nipote autistico del pentito Leofonte e dal baby-poliziotto che non molla mai . Ricky Manphis e Raul Bova risulteranno alla fine privi di contenuti per l'eccessiva ripetitività della stessa battuta; insieme fino alla fine. Provate a contarle, io ne ho stimate una decina. la trama volete sapere? basta poco. Turi Arcangelo Leofonte, il ragioniere della mafia che collaborò con la giustizia facendo arrestare molti componenti del clan Scalia, esce di galera dopo undici anni di detenzione. Rocco Scalia, il figlio del boss morto in carcere, è deciso a vendicare il tradimento di Leofonte e a recuperare il denaro di suo padre. Per raggiungere il suo scopo rapisce il nipote del ragioniere, conducendolo a forza in Sicilia. Ricomposta la squadra del Questore Aggiunto Nino Venanzio, gli agenti intraprenderanno un lungo viaggio verso sud. Sbarcati sull'isola chiuderanno i conti con Scalia e col passato. Secondo voi cosa succederà?...bravi sono sicuro che avete indovinato......voto 5 (nel voto sono stato molto partigiano)
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lunedì 10 dicembre 2007
Milano-Palermo il ritorno
Pur essendo passati una decina d'anni dal viaggio d'andata, i produttori non hanno usufruito al meglio del tempo a loro disposizione. A memoria il viaggio d'andata si presentava come un film dall'alto contenuto adrennalinico e sentimentale, con uno statuario Giannini e un bel Raul Bova (bellezza.....metà successo ...se non tutto). Il film risulta povero nei contenuti e ripetitivo nelle figure retoriche ma soprattutto inadeguato nelle colonne sonore. A mio avviso la parte piu bella è interpretata dal nipote autistico del pentito Leofonte e dal baby-poliziotto che non molla mai . Ricky Manphis e Raul Bova risulteranno alla fine privi di contenuti per l'eccessiva ripetitività della stessa battuta; insieme fino alla fine. Provate a contarle, io ne ho stimate una decina. la trama volete sapere? basta poco. Turi Arcangelo Leofonte, il ragioniere della mafia che collaborò con la giustizia facendo arrestare molti componenti del clan Scalia, esce di galera dopo undici anni di detenzione. Rocco Scalia, il figlio del boss morto in carcere, è deciso a vendicare il tradimento di Leofonte e a recuperare il denaro di suo padre. Per raggiungere il suo scopo rapisce il nipote del ragioniere, conducendolo a forza in Sicilia. Ricomposta la squadra del Questore Aggiunto Nino Venanzio, gli agenti intraprenderanno un lungo viaggio verso sud. Sbarcati sull'isola chiuderanno i conti con Scalia e col passato. Secondo voi cosa succederà?...bravi sono sicuro che avete indovinato......voto 5 (nel voto sono stato molto partigiano)domenica 27 gennaio 2008
Scusa se ti chiamo amore (2008)
Un film di Federico Moccia. Con Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Veronica Logan, Luca Angeletti, Ignazio Oliva, Francesco Apolloni, Davide Rossi, Luca Ward, Pino Quartullo, Cecilia Dazzi. Genere Drammatico, colore 105 minuti. - Produzione Italia 2008. - Distribuzione Medusa
Alex non si dà pace da quando è stato lasciato dalla fidanzata. L'incontro con Niki, però, gli cambierà la vita. Peccato che lei sia più giovane di lui di vent'anni, frequenti l'ultimo anno di liceo e viva ancora con i genitori.Federico Moccia sa come arrivare ai cuori delle sue lettrici. Merito di una penna agile con la quale esplora il loro universo regalando sogni che nella vita reale, probabilmente, non vedranno avverarsi mai. Forte di uno zoccolo duro di fedelissime fan, lo scrittore giovanilistico più produttivo d'Italia (c'è chi afferma che scriva anche nei momenti più intimi della quotidianità casalinga) decide di passare dietro la macchina da presa per dare vita ai personaggi letterari di Scusa ma ti chiamo amore. Una mossa furba e azzeccata, fosse anche solo per la scelta del protagonista maschile che sa come far vibrare le corde emotive delle donne di tutte le età.
Se a Scamarcio, nelle prime due trasposizioni dei suoi bestseller, era toccato il ruolo del ragazzo ribelle da salvare, Raul Bova rappresenta il sogno proibito di molte giovani: l'uomo adulto da sedurre. Nell'offrire alle sue lettrici una nuova favola rosa Moccia prende spunto dai suoi precedenti scritti (citandosi, nemmeno fosse Quentin Tarantino) per inventarsi una città che è vera solo in parte. Questa è la Roma rimasta orfana delle ragazze di "Non è la Rai", dei lucchetti di Ponte Milvio sigillati da una promessa d'amore, dei «tre metri sopra il cielo» scritti sui muri. È la Roma bene dei quartieri alti, di chi fa jogging a Villa Borghese, vive in attici e superattici, pranza a champagne e paga investigatori privati 1500 euro (solo di acconto). In questa città fantastica, dove apparentemente nessuno lavora ma tutti sono impaccati di soldi, gli adulti hanno relazioni noiose, tradiscono le proprie mogli, lasciano i fidanzati cornuti. In un contesto così avvilente non è strano che Moccia abbia deciso di volgere il suo sguardo sulla condizione sentimentale delle ragazzine trovando la via più facile per far rimare «cuore» e «amore». E di fatto l'amore del titolo ricorre lungo tutto il film. Estrapolato dalla letteratura alta (Neruda, de Musset, Shakespeare, de Balzac, persino Walt Whitman è stato scomodato) è reso banale quanto i versi incartati nei cioccolatini. Banale è la sceneggiatura, banale la regia, banale la scelta della voce narrante - per quanto sia di Luca Ward, una delle migliori voci del cinema doppiato.
Con Scusa ma ti chiamo amore Federico Moccia si riconfermerà padrino di una generazione di giovanissime che coroneranno i loro sogni (proibiti) almeno fino a quando non si affacceranno sulla vita reale, quella che scorre fuori dagli schermi e dalle pagine dei romanzi.Se a Scamarcio, nelle prime due trasposizioni dei suoi bestseller, era toccato il ruolo del ragazzo ribelle da salvare, Raul Bova rappresenta il sogno proibito di molte giovani: l'uomo adulto da sedurre. Nell'offrire alle sue lettrici una nuova favola rosa Moccia prende spunto dai suoi precedenti scritti (citandosi, nemmeno fosse Quentin Tarantino) per inventarsi una città che è vera solo in parte. Questa è la Roma rimasta orfana delle ragazze di "Non è la Rai", dei lucchetti di Ponte Milvio sigillati da una promessa d'amore, dei «tre metri sopra il cielo» scritti sui muri. È la Roma bene dei quartieri alti, di chi fa jogging a Villa Borghese, vive in attici e superattici, pranza a champagne e paga investigatori privati 1500 euro (solo di acconto). In questa città fantastica, dove apparentemente nessuno lavora ma tutti sono impaccati di soldi, gli adulti hanno relazioni noiose, tradiscono le proprie mogli, lasciano i fidanzati cornuti. In un contesto così avvilente non è strano che Moccia abbia deciso di volgere il suo sguardo sulla condizione sentimentale delle ragazzine trovando la via più facile per far rimare «cuore» e «amore». E di fatto l'amore del titolo ricorre lungo tutto il film. Estrapolato dalla letteratura alta (Neruda, de Musset, Shakespeare, de Balzac, persino Walt Whitman è stato scomodato) è reso banale quanto i versi incartati nei cioccolatini. Banale è la sceneggiatura, banale la regia, banale la scelta della voce narrante - per quanto sia di Luca Ward, una delle migliori voci del cinema doppiato.
By mymovie
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